Sssst, forse nessuno se ne accorge!
di Maurizio Fiumara [17 lug 2010]
Il Bollettino economico della Banca d’Italia ipotizza un probabile rallentamento dell’attività economica per la seconda metà di quest’anno, ed una ripresa più moderata rispetto alle stime per il 2011, dovute a misure troppo a breve termine rispetto alle esigenze. Una gestione impropria del problema per non allarmare il popolo ed evitare di avere una questione in più a cui far fronte, ma che di fatto non la risolve.
Misure leggere per presupporre problemi non gravi, quindi miglior gestione dei cittadini, non è quello che si dice un comportamento appropriato ad un governo.
Negare l’evidenza è utile solo per chi non ama farsi troppe domande perchè incapace di farsele.
Meglio fornire poche notizie, parziali, magari condite con qualche barzelletta, suggerendo che preoccuparsi è senza senso, per poi dire la verità solo passato pericolo. Questa la linea adottata dall’esecutivo.
Purtroppo in questo modo si aumenta il rischio per il cittadino di non riuscire a fare scelte consapevoli perché non è al corrente della vera dimensione del problema.
A fine 2009 l’Italia ha dovuto fare i conti con un Pil ridotto di 6,5 punti rispetto all’anno prima (si pensi alla fatica di aumentarlo di 1 punto percentuale!), pari a metà della crescita dei dieci anni precedenti! Tutti gli indicatori che dovevano salire sono scesi oltremodo sulla media consueta. Tutti gli aggiustamenti previsionali perseverano sfavorevolmente; in altre parole, si cerca di non allarmare, ma i fatti remano contro. Paurosamente. Continuamente.
In più è da sapere che ripresa non significa necessariamente occupazione immediata. Inizialmente è solo finanziaria, cioè riguarda chi già lavora; infatti, prima di pensare agli investimenti è buona norma massimizzare le risorse esistenti. E le risorse dello Stato sono, innanzitutto, chi produce. Solo successivamente investirà concretamente su nuovi posti di lavoro.
Parallelamente bisogna aggiungere il continuo calo del numero degli occupati che si traduce in ulteriore caduta del reddito disponibile delle famiglie, con conseguente incertezza sulle prospettive che tendono a frenare la propensione alla spesa.
Come se non bastasse, il livello del debito pubblico in unione alla deludente performance di crescita favorisce la predisposizione del nostro Paese agli shock esterni, che in un momento contingente come quello presente non sono improbabili.
Magari se, senza entrare troppo in dettaglio, il governo dichiarasse ufficialmente che le difficoltà sono davvero serie, si potrebbe agevolare una cultura di maggiore trasversale responsabilità.
Chi glielo dice?

