La sconfitta del Dalemone

gen 26th, 2010 | By nandocan | Category: dico la mia

Roma, 26 gennaio 2010 – Nichi Vendola, grazie. Duecentomila volte grazie. Dobbiamo forse a lui, leader di un partito concorrente, se le speranze che avevamo riposto nel “partito nuovo” e che molti di noi davano ormai per scadute, possono riprendere quota. Se le “primarie” torneranno ad essere – come Pietro Scoppola auspicava – la chiave di volta della democrazia interna ai partiti. Se il gruppo dirigente del PD prenderà atto che gli italiani di sinistra non si lasceranno mai trattare come il cavaliere si è abituato a trattare gli italiani di destra.

Con la folgorante vittoria di Nichi Vendola a spese del candidato dalemiano del PD, e prima ancora con la tardiva ma premiatissima decisione di lasciare agli elettori pugliesi la scelta del candidato, anche l’ultimo “dalemone” è fallito.( Ai non cultori della materia, ricordo che “dalemoni” venivano chiamate, nelle imitazioni di Sabina Guzzanti , gli strattagemmi offerti dalla caricatura di D’Alema ad un compiaciuto Berlusconi).

Fuor di metafora, si trattava questa volta dell’idea di lanciare dal “laboratorio pugliese” un’alleanza strategica con l’Udc di Casini, da promuovere gradualmente su tutto il territorio nazionale. Costruita a tavolino, quest’idea non poteva che essere smontata da un elettorato che dava chiari segni di approvazione dell’operato del presidente uscente e, trattandosi oltretutto di un’elezione locale, non avrebbe di certo gradito l’invito a votare per il medesimo candidato dalemiano, Francesco Boccia, che era già stato battuto da Vendola nelle primarie precedenti.

Ebbene, ci sono voluti mesi per capire che, primarie o non primarie, la bocciatura di Boccia sarebbe stata inevitabile. Soltanto in extremis il gruppo dirigente del PD ha accettato di “ingoiare il rospo”. Poi però la dichiarazione di Bersani che “la linea non cambia” ricordava un po’ il telegramma apodittico del maresciallo Badoglio, capo del governo dopo il 25 luglio 1943: “la guerra continua”. Oggi, finalmente, l’armistizio con Di Pietro davanti alle telecamere. E domani?

Intendiamoci, credo anch’io che si debba fare tutto il possibile per allargare il centro sinistra sulla base di accordi programmatici ben definiti. Anche con l’Udc, specie se deciderà di prendere sul serio la “questione morale” ora che la condanna di Cuffaro è stata confermata anche in appello. Ma se la “linea” dovesse restare quella di un’alleanza privilegiata con questo partito, allora sì che sarebbe un “perseverare diabolicum”.

La Puglia, sulle cui vicende perfino la “volpe del tavoliere” dichiara di “non capirci niente”, almeno a Bersani e Letta (la Bindi si è già pronunciata in proposito) dovrebbe avere insegnato qualcosa: che cioè la scelta dei candidati alle principali cariche istituzionali, affidata alle primarie dall’articolo 1 dello statuto, non può essere negata ai propri elettori per far piacere a Casini. E a quei dirigenti del Pd che pensavano di averli già in tasca, fa bene Adriano Sofri a ricordare, sulla repubblica di oggi, che “hanno le tasche bucate”.

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