Nandocan ha cambiato indirizzo. Clicca su www.nandocan.it

11 marzo 2012

Cari amici, da oggi l'indirizzo principale di "nandocan", che alcuni di voi seguono più o meno assiduamente da molti anni, torna ad essere:

www.nandocan.it

mentre www.nandokan.it  resterà ancora per qualche mese per chi volesse rintracciare qualche vecchio post.

Spero che le novità siano di vostro gradimento. 

Avendo anche aggiornato il software di wordpress, vi prego di scrivermi all'indirizzo: info@nandocan.it eventuali errori relativi al download del nuovo sito, segnalando in particolare:

  • se il download è avvenuto senza difficoltà
  • se il download risulta troppo lento
  • se le immagini si aprono regolarmente

e quanto altro vorrete suggerirmi per migliorare il blog. Mi piacerebbe anche che aumentasse il numero dei commenti utilizzando il modulo posto in coda ad ogni articolo. Grazie in anticipo per la vostra pazienza e la vostra attenzione. Fernando Cancedda

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L’eterno ritorno delle immagini nei Tg

27 febbraio 2012

Roma, 27 febbraio 2012 – Da anni mi chiedo se la disaffezione degli italiani dalla politica non dipenda, almeno in parte, dal quotidiano, ossessivo ritorno delle stesse immagini nell’informazione che ne danno i Tg. Per decine e decine di volte ci ripropongono le stesse sequenze, gli stessi gesti, sorrisi, passeggi, abbracci, ammiccamenti, infischiandosi della cronaca letta dal giornalista e della sua congruità con il messaggio visivo. Ha un senso tutto questo? Ricordo che durante il mio apprendistato di giornalista televisivo, quasi cinquant’anni fa, i colleghi più anziani insegnavano che le immagini, in un servizio televisivo, dovevano  essere un complemento indispensabile alla comprensione del testo, altrimenti sarebbe stata una “radio a colori”. Ora, io non pretendo colleghi giornalisti, operatori e montatori così scrupolosi da mettere, come si faceva un tempo, il cartello “immagini di repertorio” sotto tutte le scene non espressamente girate per l’occasione. Ma che almeno – quando la cosa è possibile – si eviti la riproduzione ossessiva della stessa ripresa anche a distanza di settimane e di mesi , che si faccia un po’ più di attenzione al rapporto col testo, che si offra  insomma un minimo di varietà e di aggiornamento per tenere più desta l’attenzione del pubblico e focalizzarla sui contenuti. Del  resto non si tratta dell’unico esempio di decadimento della qualità “tecnica” dei  telegiornali . Passi per certe immagini amatoriali di pessimo livello: può sempre capitare che il contenuto anche visivo della notizia venga giustamente fatto prevalere sulla forma. Ma quante  volte si tratta invece  di superficialità e pigrizia mentale? Per non parlare dell’ audio, che risulta a volte incomprensibile solo perché è stato ripreso dagli altoparlanti anziché da un (radio)microfono posto dinanzi all’oratore. In casi come questi  ricordo che i  tecnici Rai si rifiutavano di montare i servizi. Per una volta non sto parlando della qualità più propriamente professionale dei servizi giornalistici televisivi, delle interviste senza domande fatte ai leaders politici, o della improbabile selezione delle notizie o della mancanza di pluralismo o di autonomia. Qui il discorso si fa più complicato perché entrano in gioco la lottizzazione e le pressioni dei partiti, problemi di cui dobbiamo occuparci, ahimè, tutti i giorni. Del decadimento puramente  tecnico, invece, non si parla mai, ma forse a torto. Quali sono le cause di questa involuzione? Mancanza di tempo e di risorse?  Disattenzione di direttori e capiservizio? Dequalificazione professionale? E soprattutto:  recuperare su questo piano è possibile? Mi piacerebbe che qualche lettore di nandocan, collega giornalista o soltanto telespettatore, provasse a rispondere con un commento.

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Chi mette le mani nelle tasche degli italiani

26 gennaio 2012

 Roma, 9 gennaio 2012 - Parlando tra italiani delle cause che sono all'origine dell'attuale crisi economica ci si limita per lo più ad indicare l'enorme debito pubblico accumulato dai governi della prima repubblica. In quegli anni, si dice, gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, senza pensare al futuro. Un luogo comune che va contraddicendo l'altro secondo il quale l'Italia sarebbe stata sempre, invece, un popolo di risparmiatori.

Ma il punto è che ci sono italiani e italiani, divisi tra loro, prima che dall'ideologia e dalla politica, da un diverso modo di concepire la convivenza civile. Allo spreco di denaro pubblico corrisponde infatti in larga misura la storica invadenza nel nostro paese di malattie sociali come l'evasione dal fisco, la corruzione, la criminalità organizzata e altre forme epidemiche di illegalità diffusa.

Ora che il berlusconismo comincia ad essere finalmente in crisi e dal governo Monti si manifesta un po' di giusta severità contro la “piaga” dell'evasione fiscale, si formulano anche le prime proposte concrete “per combattere i poteri criminali e restituire la democrazia ai cittadini e il mercato alla libera concorrenza”. Mi riferisco, in questo caso, ad un importante saggio di Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta, apparso sull'ultimo numero di “Micromega”, che elenca una serie di proposte di legge e di riforma, ognuna delle quali merita di essere portata a conoscenza del maggior numero possibile di nostri concittadini, cosa che anch'io mi propongo di fare prossimamente su questo sito*.

E' stata la Corte dei Conti a quantificare in sessanta miliardi di euro all'anno l'enorme danno procurato da vecchie e nuove forme di corruzione, dieci volte più che nell'era di tangentopoli. Una corruzione che sottrae risorse allo Stato sociale e le dirotta verso mille altri canali che consentono arricchimenti privati. Specialmente nel meridione, ma non solo, la crisi economica si intreccia con la questione criminale. Un'imponente evasione fiscale si somma alla corruzione e all'economia mafiosa.

Sulle dimensioni dell'evasione, le cifre sono quelle riportate sui giornali anche in questi giorni. Il 42% dei possessori di barche di lusso, il 31,7% dei proprietari di auto di altissima cilindrata e il 25,7% degli intestatari di aerei da diporto dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro l'anno. I lavoratori autonomi denunciano in media 18 mila euro l'anno, contro i 25 mila euro denunciati dal lavoro dipendente. E si calcola in almeno cento miliardi la cifra che potrebbe essere recuperata.

L'evasione è difficile da combattere anche perché noi che la critichiamo duramente in piccola parte la alimentiamo. Per fare un esempio banale, si calcola che le tazzine consumate ogni giorno nei bar siano almeno ottanta milioni. E' sufficiente che una su dieci non venga accompagnata da scontrino fiscale perché l'evasione dell'Iva superi ogni anno la rispettabile cifra di 600 milioni. Oppure: al mercato romano di Porta Portese passano circa 200 mila visitatori ogni settimana. Se la metà di questi spendesse anche soltanto una decina di euro, il volume di affari degli ambulanti, che non solo non rilasciano scontrini fiscali ma in quanto abusivi spesso non pagano neppure l'occupazione di suolo pubblico, salirebbe a due milioni di euro a settimana. Ci sono poi le fatture che non chiediamo al medico specialista, al meccanico, al parrucchiere, ecc.

Il tax-gap (la misura delle tasse dovute e non pagate ogni anno) è pubblico ogni anno in USA, Gran Bretagna, Svezia, Olanda e altri paesi. Da noi no, solo studi occasionali, secondo uno dei quali nel 2011 l’imponibile evaso in Italia e’ cresciuto del 13,1%, con punte record nel Nord, dove ha raggiunto il 14,2%. In termini di imposte sottratte all’erario, siamo nell’ordine del 51,1%, pari a 180,3 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani. Cinque aree di evasione fiscale sono state analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.

Come tutto questo si riflette sulla crisi economica ? “In estrema sintesi – scrive Scarpinato su Micromega – nell'attuale fase di recessione molte imprese cedono alla tentazione di affidare il recupero di competitività sul mercato non all'innovazione dei processi produttivi, ma alla riduzione dei costi e alle opportunità di guadagno discretamente offerti dai colletti bianchi delle mafie”.

E dall'inondazione della corruzione e delle mafie nascono i comitati d'affari e le cosiddette cricche. “Ciascuno mette in comune le risorse di cui dispone: capitali, reti di relazioni personali, potere politico, potere di intimidazione mafiosa….Accostando le tessere che emergono da centinaia di processi penali da Bolzano a Palermo, emerge una sorta di rete nazionale di sistemi criminali operanti nei più svariati settori i quali spesso comunicano tra loro tramite comuni uomini cerniera. Una sorta di piovra nazionale che sta strangolando il paese”.


 *Chi fosse interessato a conoscere subito le proposte di legge e di riforma avanzate dal procuratore generale Scarpinato per un piano nazionale anticorruzione e antimafia, può vederne una sintesi nel saggio pubblicato dal sito di Micromega.

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Le proposte di Scarpinato: 2) corruzione e falso in bilancio

24 gennaio 2012

 Relazioni pericolose” non sono soltanto quelle tra il pubblico e il privato, ma anche quelle fra privati. Che il mercato non si regola da sé, come pretendono i neoliberisti, ormai lo hanno capito anche i profani. Che gran parte dei danni prodotti all'economia con questa crisi siano dovuti alla mancanza di trasparenza e di regolarità delle contrattazioni, anche. E a rimetterci non sono soltanto consumatori e risparmiatori, ma anche le imprese che operano nella legalità.

Ecco perché, secondo il procuratore generale Roberto Scarpinato, è necessario introdurre un reato specifico di “corruzione in affari privati”, già previsto dalla convenzione penale europea. La proposta è destinata a colpire “i dipendenti, i consulenti, i collaboratori di una società che indebitamente ricevono, per sé o per terze persone, denaro o altra utilità, o ne accettano la promessa in relazione al compimento, all'omissione o al ritardo di atti rientranti nei propri incarichi e funzioni, ovvero al compimento di atti contrari ai propri doveri”. Il reato dovrebbe essere punibile con la reclusione da uno a quattro anni, da due a otto anni se si tratta di amministratori, direttori generali, ecc. E, quel che più conta, accanto alla reclusione è prevista “l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”.

Occorre poi, secondo il procuratore generale di Caltanissetta, “ripristinare il falso in bilancio come reato di pericolo e non di danno”, aumentando la pena fino a sei anni, a otto anni se si tratta di “false comunicazioni nelle società quotate in borsa”. Oggi il reato di cui all'articolo 2622 del Codice Civile è perseguibile soltanto a querela della persona offesa, in sostanza : 1) dall'azionista di controllo che in genere è proprio il mandante del reato; 2) dal piccolo azionista che può essere tacitato facilmente; 3) dai creditori che di solito ignorano il reato. Ma perché sia ancora più difficile l'applicazione della norma, si richiede anche la prova dell'intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni e quella di aver “cagionato un danno patrimoniale”. Per Scarpinato dovrebbe essere sufficiente che il falso sia stato commesso “consapevolmente”.

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Le proposte di Scarpinato: 1) per colpire le cricche

24 gennaio 2012

Roma, 18 gennaio 2012 - Come annunciato nell'articolo “Chi mette le mani nelle tasche degli italiani”, ecco una mia breve sintesi delle proposte per “un programma contro i poteri criminali” avanzate dal procuratore generale della Corte d'Appello di Caltanissetta nel suo recente saggio su “Micromega”.

Credo infatti che tali proposte meritino di essere conosciute, discusse e sostenute dal maggior numero possibile di cittadini, dunque anche dei lettori di nandocan che sono invitati a commentarle. E comincio da quelle relative ad una necessaria revisione della tipologia dei reati contro la Pubblica Amministrazione.

C'era una volta la bustarella, per secoli sinonimo di corruzione. Oggi, come ci ha ricordato Roberto Scarpinato su “Micromega”, la corruzione ha cambiato forma: non più soltanto bilaterale tra un corruttore e un corrotto, ma assai più complessa, quella dei comitati d'affari e delle reti di potere, le cosiddette “cricche”. Vuol dire che si compie un'attività amministrativa illecita non semplicemente in cambio di denaro ma sotto l'influenza di un sistema in grado di agevolare qualcuno nelle sue aspirazioni di carriera o di ascesa politica o di inserimento in un giro d'affari criminale. O anche per contraccambiare favori di questo genere già ricevuti in passato.

Ecco allora – scrive il procuratore generale di Caltanissetta – che “chi corrisponde il denaro non ha rapporti né con il pubblico ufficiale operante né con i quadri direttivi interni del sistema criminale. Chi prende i soldi non si espone direttamente con il pubblico ufficiale né con gli utilizzatori finali del risultato dell'illecito in quanto opera dietro le quinte utilizzando propri referenti esterni (figure ibride tra il lobbista, il procacciatore d'affari, il faccendiere)”.

Scoprire e disarticolare questi sistemi criminali, così come colpirne i soggetti, non è cosa facile ed esige l'adozione di nuove misure legislative, oltre alla reintroduzione di altre, che lo stesso procuratore generale sintetizza nei seguenti punti:

  1. Introdurre il reato di traffico di influenze illecite, per colpire i soggetti che mediano tra pubblici ufficiali e utilizzatori finali degli atti di abuso;

  2. Ripristinare il reato di abuso di ufficio anche per fini non patrimoniali (unificandolo con quello di interesse privato in atti di ufficio), per sanzionare le condotte dei pubblici ufficiali soggetti ai poteri di influenza ma talora estranei agli accordi corruttivi retrostanti;

  3. Introdurre una specifica aggravante per le associazioni per delinquere che hanno le caratteristiche e le finalità operative tipiche dei sistemi criminali, al fine di colpire anche la semplice partecipazione ai sistemi;

  4. Elevare in modo significativo tutte le pene dei reati di corruzione (da unificare con quelli di concussione), di traffico di influenze, di abuso di ufficio e contemporaneamente introdurre una circostanza attenuante speciale con riduzione della pena sino a due terzi per i rei confessi che denunciano i propri complici, in modo da spezzare i vincoli di reciproca omertà che legano i componenti dei sistemi criminali, così rendendone possibile la disarticolazione.

Inoltre, la reintroduzione dei reati di abuso di ufficio per fini patrimoniali e di interesse privato in atti d'ufficio, indecentemente aboliti con legge 16 luglio 1997 n.234, dovrebbe essere accompagnata da “un'organica disciplina legislativa che sancisca a tutti i livelli istituzionali – iniziando dal parlamento e dal governo sino a discendere ai più piccoli comuni – l'incompatibilità tra interesse privato e funzioni pubbliche, per impedire le diffusissime situazioni di conflitto di interessi allo stato ampiamente legittimate”.

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Casca il mondo, casca la terra, tutti giu’ per terra!

14 gennaio 2012

 di Osservatorio TG: I Tg di venerdì 13 gennaio 2012 – “Siamo in attesa delle comunicazioni di Standard & Poors” ha recitato il conduttore del Tg 1, con tono gentile e distante da call center.  Le edizioni di prima serata sono state svuotate dall’attesa dell’ufficializzazione da parte dell’agenzia di rating del downgrading di Francia, Italia, Spagna, e chi sa chi altro. Quasi nessuno tenta di spiegare più di tanto il perchè ed il significato della decisione: Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. Fa in parte eccezione Tg la 7.  Questo non riguarda solo l’informazione ma interroga soprattutto la leadership politica e finanziaria del Vecchio Continente. Tg 2, l’ultimo ad andare in onda, mostra le immagini delle proteste parigine contro l’agenzia americana.

Se qualcuno avesse perso i Tg di ieri, da quelli di serata è impossibile sapere che la Consulta ha bocciato i referendum: nessuna riflessione, nessuna analisi e soprattutto, nessuno spazio alla delusione di quel milione e duecento mila cittadini che hanno firmato contro il Porcellum. Tg 1 si monda la coscienza con una  dichiarazione- cammeo di Di Pietro. Va un po’ diversamente per la vicenda Cosentino, ripresa in chiave di politica interna della Lega da Tg 3,  TG La 7 e accennata da Tg 1. Il nuovo duello che si profila sarebbe quello Maroni-Reguzzoni.

Ma la new entry dell’informazione televisiva si conferma la protesta dei tassisti: titoli e servizi per tutte le testate e così, da lunedì a oggi, i titoli complessivi sono stati ben 19. Le quattro ruote occupano i Tg anche sul fronte del Governo, con le indiscrezioni sui tagli alle auto blu e grigie che arriveranno prossimamente. Servizio accurato sul Tg 2.
Tg La 7  e Tg 3 segnalano con forza un fatto che fino a poche settimane fa era tutt’altro che scontato: la ritrovata unità tra CGIL, Cisl e Uil, confermata da un odierno incontro che approfondisce il perimetro di difesa dell’articolo 18 nella trattativa con il Governo.

La morte del vigile urbano a Milano, travolto e trascinato da un suv, è un assist per  Tg 1 e soprattutto a Tg 3, che si lanciano contro la pericolosità e l’inutilità di questi mostri, che gli unici dislivelli che affrontano sono i marciapiedi metropolitani.

Tra ieri ed oggi le 3 testate Mediaset hanno festeggiato i 20 anni di vita del Tg 5; ieri Emilio Fede ha fatto rivedere l’esordio di una giovanissimo e capelluto Enrico Mentana; questa sera Studio Aperto ha dato spazio all’attuale direttore Clemente Mimun, mentre lo stesso Tg 5 ha lanciato una lunga clip che ha riproposto moltissimi volti e momenti della ventennale storia della testata. Ma alla festa “ha fatto capolino” lo stesso Mentana che, nell’anticipazione di Tg la 7, ha ricordato i suoi esordi di direttore, collegandoli alla sua ultima fortunata avventura.

Alberto Baldazzi

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Dati Auditel di giovedì 12 gennaio 2012

Tg1 – ore 13:30 4.058.000 22,97% ore 20:00 5.719.000 21,60%.
Tg2 – ore 13:00 2.914.000 18,23% ore 20:30 3.042.000 10,71%.
Tg3 – ore 14:30 1.674.000 10,66% ore 19:00 2.759.000 13,74%.
Tg5 – ore 13:00 3.293.000 20,19% ore 20:00 5.379.000 20,23%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.551.000 19,85% ore 18:30 1.279.000 7,91%.
Tg4 – ore 11:30 379.000 6,01% ore 19:00 990.000 4,88%.
Tg La7 – ore 13:30 1.060.000 5,99% ore 20:00 2.519.000 9,36%.

Fonte: www.tvblog.it
 

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I Tg distratti sulla delusione dei cittadini e la sconfitta della magistratura

13 gennaio 2012

di Osservatorio TG: I Tg di giovedì 12 gennaio 2012 - Una serata da brindisi per i Tg Mediaset che in un colpo solo festeggiano Cosentino, il no della Corte ai referendum ma anche –in un siparietto patetico su Tg 4 tra Clemente Mimun, lo stesso Fede e Cicchitto – il ventesimo compleanno dell’ammiraglia Tg 5. Il tutto con la riproposizione delle immagini emozionate di un incolpevole e capellutissimo Enrico Mentana.  Berlusconi “torna” ad occupare ampiamente la scena, dopo lo scampato  pericolo sulle stesse testate – ma, cum grano salis anche su Tg 3 e Tg 1. L’”eroe negativo” è per tutti Di Pietro, con gli attacchi al Colle. Siccome qualcosa cambia, è proprio il Tg 1 l’unico che dà spazio al Pd e a Bersani, che parla di legge elettorale e sviluppo. Nessuno si occupa del milione e 200 mila cittadini che hanno usato la testa e la penna contro il Porcellum. La depressione incombe, poi, di fronte alla autodifesa dello status di parlamentare rappresentata dall’esito della votazione su Cosentino. Di questo nel commento abbiamo parlato con Lorenzo Diana, Coordinatore nazionale della Rete per la Legalità, ex parlamentare e da sempre impegnato proprio in Campania contro la politica frammista alle cosche.
In secondo piano – inevitabilmente – la giornata “rosa”, come la definisce Mentana su La 7, di Bot, spread e borse, e più in genere i commenti positivi sulla spedizione diplomatica di Monti a Berlino, su cui  è tornato oggi in Parlamento.
Le bianche vetture dei tassisti scalano sempre di più le scalette, oggi da Bologna, Napoli e Roma; Tg 3 li riprende, ma propone anche le reazioni del web, che lancia in alcuni social network lo sciopero dei clienti, in anticipo rispetto alla serrata prevista per il 23 gennaio.
Lo scempio dei soldati americani sui cadaveri dei Talebani è presente su tutti, con tanto di genitali oscurati nel momento della minzione. Meno oscurate  su Studio Aperto le fattezze della pornostar prima inserita e poi “segata” nella lista  5 Stelle per le elezioni a La Spezia. Sincero il disappunto del giornalista, che afferma: “Peccato…in Consiglio comunale sarebbe stato proprio un bel vedere”.
Luca Fargione

 


Il Commento di Lorenzo Diana, Coordinatore nazionale de “La Rete per la Legalità”

(Intervista di Alberto Baldazzi)

Lorenzo Diana, lei è in grado per due aspetti di giudicare quello che è avvenuto oggi in Aula su Cosentino: l’aspetto, come dire, dell’ orizzonte guardando da sud, e anche la conoscenza delle aule parlamentari dall’interno. Come valutare questa decisione e questi orientamenti?

“Un segnale assolutamente negativo nei confronti dell’opinione pubblica e della cittadinanza che si aspetta una politica non arroccata che non si chiude nelle stanze del potere e che non si sottragga al giudizio della magistratura. E’ evidente che oggi in Parlamento si è voluto mostrare il potere maggiore della politica rispetto alla Legge che dovrebbe essere uguale per tutti, ma che oggi alla Camera si è dimostrata non esserlo affatto.”

Diana, senza far ricorso al pallottoliere è evidente, comunque, che non  c’è soltanto un problema di ripresa di rapporto nel centrodestra, ma anche un’espressione, giustamente libera – dobbiamo aggiungere- ma comunque problematica dei parlamentari rispetto a sé stessi, quindi, in una certa dimensione, rispetto alla “Casta”.

“Io penso che oggi in Parlamento si sia registrato il peso di un potere economico, quello del leader del Pdl Berlusconi, che è ancora in grado di far rivivere ed esercitare il suo peso sul leader della Lega. La Lega da oggi in poi potrà gridare molto meno verso Roma ladrona e verso il sud mafioso, corrotto e clientelare, perché da oggi supporta quella parte peggiore del Mezzogiorno che ha denunciato per anni e su cui ha sempre costruito le proprie fortune elettorali. Oggi è molto più evidente che il paese è unico ed ha avanti a sé un problema di rinnovamento politico, culturale e morale che lo attraversa interamente, da nord a sud, con tante scelte da fare che non riguardano soltanto il Mezzogiorno. Oggi quella forza politica del nord, la Lega, che gridava allo scandalo del sud, è venuta in soccorso alla parte peggiore del sud.”

 


Dati Auditel di mercoledì 11 gennaio

Tg1 – ore 13:30 4.038.000 22,14% ore 20:00 6.129.000 23,02%.
Tg2 – ore 13:00 2.862.000 17,40% ore 20:30 2.690.000 9,29%.
Tg3 – ore 14:30 1.855.000 11,20% ore 19:00 2.829.000 14,07%.
Tg5 – ore 13:00 3.540.000 21,19% ore 20:00 5.741.000 21,40%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.588.000 19,69% ore 18:30 1.324.000 8,01%.
Tg4 – ore 11:30 538.000 8,00% ore 19:00 1.026.000 5,15%.
Tg La7 – ore 13:30 1.005.000 5,50% ore 20:00 2.649.000 9,82%.

Fonte: www.tvblog.it

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Il rischio: lo sciopero del voto

12 gennaio 2012

12 gennaio 2012 – La Presidenza di LeG


 

La decisione della Corte costituzionale crea per la prima volta in Italia una situazione di estremo allarme istituzionale. I cittadini delusi e decisi a far valere la loro volontà potrebbero essere indotti a un drammatico sciopero del voto, cioè a non accettare di andare nuovamente alle urne con il Porcellum. Esiste probabilmente una sola possibilità che questo non avvenga, le forze politiche attualmente in Parlamento immediatamente si mettano al lavoro e producano una legge che non stravolga il risultato con abnormi premi di maggioranza.

Al lavoro per una legge elettorale, senza cercare di farla dipendere da trattative inevitabilmente lunghe e laboriose sulla riforma della Costituzione.

Per i partiti è proprio l’ultima occasione di rifarsi la faccia, di recuperare un po’ di quel rispetto e fiducia che hanno dilapidato in questi anni; si diano subito da fare per varare in parlamento una legge che dia ai cittadini la possibilità di una scelta vera e di un rapporto diretto col candidato da loro eletto.

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Siria: Ennio Remondino, “Quando a morire non sono i siriani…”

12 gennaio 2012

 di Osservatorio TG:I Tg di mercoledì 11 gennaio – Molti  Tg, ma non quello  di Fede,  Tg la 7e TG 2, fin dai titoli riportano la notizia del giornalista francese morto in Siria, autore di un reportage sulla Tunisia che lo scorso anno è stato insignito del Premio Ilaria Alpi. La tragica fine di Gilles Jaquier ci dimostra come l’attenzione dell’informazione televisiva sia latitante e squilibrata e abbia bisogno di un dramma che ci tocca “più da vicino” per aprire gli occhi sugli scenari internazionali, anche quelli che si affacciano su quella grossa “nostra” pozzanghera che si chiama Mediterraneo. Nel commento abbiamo sentito lo “storico” inviato Rai Ennio Remondino che negli ultimi anni ha sempre più denunciato il provincialismo autolesionista della nostra informazione.

Il binomio Monti-Merkel troneggia su tutte le aperture, con l’esclusione di Studio Aperto che predilige – manco a dirlo – la cronaca. Tg1 intervista “in esclusiva” il Cancelliere tedesco. Tg la 7 spegne l’ entusiasmo sugli esiti dell’incontro berlinese  con un titolo che odora di scetticismo.

Cosentino e il verdetto della Corte Costituzionale sui referendum elettorali saranno i piatti forti del menù di domani. Tg 4 “tenta” con Fede il recupero della Lega sulla vicenda dell’ex sottosegretario, con una ospitata a Reguzzoni che, però, è ben lontano dal riuscire. Mentana “si allarga” e prevede un orientamento positivo della Consulta.

I tassisti stanno sempre più diventando simboli e protagonisti nei Tg: servizi, approfondimenti e interviste praticamente su tutte le testate.
Il destino di Sarah Scazzi non è stato solo quello di essere la vittima della madre di tutte le notizie criminali, ma anche quello di essere spesso – come stasera -  abbinata ad una altra povera vittima, anche lei minorenne: Yara Gambirasio. E così il binomio Sarah-Yara, con le sonorità e le affinità fonetiche che lo caratterizzano, è pronunciato tanto spesso dai conduttori e così velocemente da provocare papere e impuntature a ripetizione, come quella di Emilio Fede fresca di serata.

Vogliamo chiudere con una bella notizia, protagonista dell’ultimo titolo del Tg di Mentana: il governo si appresterebbe a ridimensionare il piano d’acquisto dei caccia  F 35. Speriamo che l’indiscrezione venga confermata.

Lorenzo Coletta

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Il commento di Ennio Remondino, ex inviato di guerra Rai
 

(Intervista di Alberto Baldazzi)

Ennio Remondino, questa sera anche Studio Aperto parla di Siria in occasione della drammatica notizia della morte del giornalista francese, che tra l’altro aveva vinto il premio Ilaria Alpi, di cui tu sei giurato. Un bilancio sulla primavera araba come i TG l’hanno fatta o non l’hanno fatta vedere.

“La battuta è un po’ macabra, dettata dalla commozione e, molto, dalla rabbia, ed è :“se c’è il morto, si parla”, altrimenti non se ne parla. Se un telegiornale – la parola è grossa – come Studio Aperto ci concede attenzione sulla Siria, ebbene è perchè lì c’è stato il morto vicino di casa.  Questo è il rimprovero, la cosa imperdonabile di uno nostro giornalismo particolare, tutto italiano”.

Nei primi mesi del 2011 qualcosa sembrava cambiato perché la cosiddetta “quarta sponda” di non gradevole memoria,  è stata per settimane e mesi alla ribalta mondiale.  Ma questa vocazione al contrario dell’informazione italiana, che non si occupa dei paesi a noi ancora più vicini, anche del bacino del Mediterraneo – che dal punto di vista economico rappresenta forse la nostra unica prospettiva – come la si può interpretare?

Cecità e provincialismo. Abbiamo direttori creati e cresciuti dalla politica italiana, e quindi un interfaccia di questo stesso provincialismo – oltre che della lottizzazione – e, nel complesso, stupidità. Io vorrei ricordare che due anni fa nei processi della Rai c’era la chiusura della sede del Cairo. Dacché la storia ci ha insegnato che chi all’epoca lo aveva lo pensato era un emerito cretino e temo proprio che siamo ancora circondati da cretini”.

Ennio, tu sei un “vecchio” giornalista, ma non sei un giornalista anziano. Quando tu nei primi anni Novanta seguivi i Balcani c’erano anche supporti tecnologici molto più ridotti (o, se vuoi, con procedimenti molto più complessi) rispetto a quanto si può fare oggi con la tecnologia attuale. Quindi diciamo che seguire il bacino del Mediterraneo, come molte altre aree importanti del sud-est asiatico, dovrebbe essere anche “economicamente” più facile.

Lo è facendo funzionare il meccanismo. Lo è se fornisci ad una modestissima sede un piccolo ufficio, un punto d’appoggio per un giornalista, una linea internet decente, una tele camerina. Il collega è così messo in grado di fare qualunque tipo di reportage, laddove io dovevo ricorrere al satellite, con costi esorbitanti. Avevo delle telecamere professionali pesantissime ed un “telefono” satellitare. Ma il giornalismo costa molto poco dal punto di vista “tecnico” ed è invece molto più caro dal punto di vista umano, purtroppo. Il collega che abbiamo perso è uno dei tanti. Muoiono sempre più giornalisti, in situazioni di guerriglia in particolare. Evidentemente questo non rientra nella logica di investimento di certe aziende, aziende che sono molto attente, invece, al bilancino della politica, ma che non guardano alla bilancia del mondo, a questo vicino Mediterraneo; quasi che a noi non interessasse, quasi che noi non fossimo dei diretti dirimpettai dell’Egitto, della Libia, verso cui abbiamo interessi a volte trasparenti, a volte abbastanza opachi ed occulti. Per non parlare di tutta la crisi che investe la Siria. Pensiamo a cosa rappresenta la Siria per tutti gli equilibri del Medio Oriente, con vicino Libano ed, in particolare, Israele.”

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Dati Auditel di lunedì 10 gennaio 2012

Tg1 – ore 13:30 4.341.000 (23,72%) ore 20:00 6.110.000 (22,28%).
Tg2 – ore 13:00 2.939.000 (18,06%) ore 20:30 3.069.000 (10,68%).
Tg3 – ore 14:30 2.043.000 (12,26%) ore 19:00 2.927.000 (14,44%).
Tg5 – ore 13:00 3.449.000 (20,68%) ore 20:00 5.763.000 (20,96%).
Studio Aperto – ore 12:25 2.201.000 (16,82%) ore 18:30 1.304.000 (7,97%).
Tg4 – ore 11:30 475.000 (7,25%) ore 19:00 1.072.000 (5,29%).
Tg La7 – ore 13:30 888.000 (4,84%) ore 20:00 2.565.000 (9,25%).

Fonte: www.tvblog.it

 

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Malinconico, Cosentino, Avetrana: chi esce, chi entra, chi si conferma nei Tg

11 gennaio 2012

di Osservatorio TG:I Tg di martedì10 gennaio 2012 - Alcuni temi passepartout , e qualche varia ed eventuale. Per tutti l’addio di Malinconico e la prospettiva sempre più certa del carcere per l’ex sottosegretario Cosentino, oltre allo scaldarsi dei motori sul tema liberalizzazioni. La manifestazione a Roma tra Esquilino e Tor Pignattara è presente diffusamente, con Tg 1 e Tg 3 in particolare evidenza. Mentana se ne disinteressa ma – e per noi vale come ammenda – si disinteressa anche del processo  a Taranto sull’omicidio di Avetrana, presente fin dai titoli su quasi tutti (servizio su Tg 2). Con l’inizio del dibattimento si apre uno scenario inquietante, in cui l’alibi delle udienze rischia di “giustificare” un’ulteriore overdose a base di Zi Michele, Cosima e Sabrina che  – ci tengono a dircelo tutte le testate – nel frattempo sarebbe dimagrita. Studio Aperto, pateticamente, parla di “circo mediatico”, come se negli ultimi 15 mesi la testata diretta da Giovanni Toti fosse stata obbligata con pistola alla tempia ad occuparsene  un giorno sì, l’altro pure. Questa sera sono 4 i servizi sulla notizia-non notizia. Libera nos, Domine! Ma temiamo ci vorrebbe proprio un miracolo.
Questa sera per farci aiutare nell’analisi dell’informazione televisiva abbiamo scelto di parlare con Enrico Bertolino che  ritorna su Rai 3 con Glob-spread, un programma certamente di satira ma che, in fondo, non svolge un mestiere troppo diverso dal nostro nell’analisi della comunicazione.
Dicevamo all’inizio delle “varie ed eventuali”. Stasera i Tg ne sono ricchi, spesso con risultati interessanti. Partiamo  dal Tg 2 che presenta un servizio sulla storia del diritto di voto in Italia; Tg 1 e Studio Aperto si abbinano sul tema “animali”, ma questa volta non si tratta di una minzolinata: al centro dei due servizi il diritto alla vicinanza degli animali di compagnia durante i ricoveri ospedalieri o nelle case di riposo. Bello il servizio del Tg 3 che ha accompagnato nella trasferta romana i lavoratori genovesi della Fincantieri alla canna del gas. Ancora dal Tg 1 un servizio da Londra sull’esplosione di vendite nel 2011 di super car  Rolls-royce. Finiamo con un altro abbinamento tra Tg 1 e Studio Aperto, ma che ha in comune solo il “ genere”: le più belle wives e girls dei calciatori per il Tg di Italia 1; le donne che competono e vincono nella leadership politica,  per Tg 1.
Luca Fargione


Il Commento di Enrico Bertolino, conduttore di Blog Spread su Raitre

(Intervista di Alberto Baldazzi)

Enrico Bertolino, nell’attesa di vederti questa sera per la ripresa del tuo programma “Blog Spread” possiamo dire che siamo stati tutti un po’ “malinconici” per la tua assenza. Ma questa era anche una maniera per collegarci alla notizia del giorno. Ti sembra che ci sia stato quanto meno un cambio di tono e di stile?

“Sì, c’è innanzitutto una dimissione immediata, che è una cosa alla quale non si è più abituati. In attesa di chiarimenti una persona si dimette, questo è uno stile. Secondo me gli stili di comunicazione influiscono molto anche sulla concezione delle persone normali, quelle che poi leggono i giornali.”

Bertolino tu fai un programma interessante che fa ridere anche, anzi soprattutto, però anche molto serio. Noi facciamo il mestiere di osservare i Tg di ogni serata che ci fanno spesso – ahinoi – ridere. C’è una combinazione tra la satira e l’analisi del nostro mondo della comunicazione?

“Sì certo. Secondo me la satira deve orientarsi al potere qualunque esso sia, anche se è un potere temporale, come quello di un governo tecnico. I Tg sono una fonte di informazione; l’impaginazione di un tg è già importante. Noi poi cercheremo di fare un piccolo sipario dedicato alle notizie dei Tg della giornata, approfittando della diretta, cercando anche la “Minzo-news”, la notizia- Minzolini. La nostra ricerca sarà costante su tutte le testate.”

Praticamente ad memoriam, perché “lui non è più tra noi”.

“Non è più tra noi, ma sometimes they come back come dicono gli americani. C’è sempre un “Minzolini dentro di me”, come diceva Gaber di Berlusconi. Non sono preoccupato di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me. Noi abbiamo all’interno anche una sorta di autocompiacimento quando le notizie sono rassicuranti. All’interno di Glob Spread ci sarà la figura di Lucia Vasini, che sarà la mia – chiamarla velina è sbagliato – assistente da studio che nel tentativo di rassicurarmi mi mette ansia.”

E noi siamo ansiosi di vedere il tuo programma. Possiamo chiederti, concludendo con una cosa seria o addirittura seriosa, la tua impressione sull’informazione e i Tg nell’era Monti, cioè negli ultimi mesi? Qualcosa ti sembra cambiato?

“Sì, mi sembra che ci sia un orientamento che spinge più alla notizia e meno al contenitore vedendolo da fuori, anche se noto un certo tipo di timore, non un timore reverenziale, ma piuttosto un timore preventivo, una sorta di “acclimatamento” che avviene sempre quando si torna alla normalità. Questo lo noto dal fatto che raramente si sente un alzare di voce nei confronti delle decisioni del governo Monti anche impopolari, se non nel popolo, e il popolo si chiama sovrano ma che poi alla fine non lo è gran che. Forse c’è il timore che qualcuno, magari dicendo qualcosa di contrario, subisca un accertamento fiscale… Ognuno ha un piccolo scheletrino nel comodino, se non nell’armadio. Siamo un attimo riverenti e timorosi di questa situazione.”

Oppure qualcuno può temere che si possa tornare indietro…

“Il timore è anche quello senz’altro! E se io posso esprimere anche un mio timore a livello di comunicazione è proprio questo silenzio prolungato, oppure appena accennato, di una classe politica che non accetterà sicuramente di essere messa a lato. Mi sembra che il camion di Monti sia pieno di persone che si occupano di spurghi; stanno spurgando per poi lasciare di nuovo spazio alla sloganistica, del tipo: “Adesso che il lavoro sporco lo ha fatto un altro mettendo le mani nelle tasche della gente torneremo noi con le nostre splendide promesse”. Purtroppo in questo vedo anche una lacuna della sinistra, che vorrei invece un po’ più attenta, e soprattutto più vicina alla figura fondamentale come quella del Capo dello Stato.”

Allora noi ci corrediamo di bibite gassate e pop corn per vederti questa sera!  Grazie!

“E io spero che non vi vadano di traverso! Grazie a voi!”


Dati Auditel di lunedì 9 gennaio 2012

Tg1 – ore 13:30 4.018.000 21,56% ore 20:00 6.049.000 22,00%.
Tg2 – ore 13:00 2.935.000 17,48% ore 20:30 2.747.000 9,17%.
Tg3 – ore 14:30 1.900.000 11,07% ore 19:00 2.947.000 14,05%.
Tg5 – ore 13:00 4.025.000 23,63% ore 20:00 5.585.000 20,18%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.487.000 18,68% ore 18:30 1.401.000 8,25%.
Tg4 – ore 11:30 466.000 6,79% ore 19:00 1.169.000 5,59%.
Tg La7 – ore 13:30 1.092.000 5,84% ore 20:00 2.750.000 9,86%.

Fonte: www.tvblog.it

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Monti: “VedRai, vedrai che cambiera’”

10 gennaio 2012

 di Osservatorio Tg: I Tg di lunedì 9 gennaio 2012 - Mentre i Tg Mediaset ci dicono “che tempo che fa”, con riferimento al sole e al clima primaverile in mezza Italia, Tg La 7 “apre” sul programma di Fazio e sulla seguitissima intervista di ieri a Mario Monti che ha mandato in fibrillazione il centro destra per i riferimenti ad un preannunciato – ma non meglio definito – intervento del Governo sulla Rai. In una sorta di repetita che, però, non juvant, Gasparri e Cicchitto sono tornati a casa, come Lassie, e nelle ultime 48 ore hanno ripreso ad abbaiare: prima su Cortina e, quindi, contro l’”operazione mediatica” della Agenzie delle Entrate, oggi contro il rischio che qualcuno scardini gli equilibri demenziali quanto funzionali al centro destra della governance della Rai. Come dire: toccatemi tutto, ma giù le mani dalla comunicazione, vero core business ed instrumentum regni della politica berlusconiana. Titolo anche per Tg3, ma è soprattutto Mentana che, da osservatore esterno, si può permettere di approfondire meglio. Nel commento abbiamo sentito Carlo Verna, Segretario dell’Usigrai, che dall’intervento di Monti ha  ricavato un’impressione assai diversa.

Il pollice verso della Lega su Cosentino guadagna titoli su Tg la 7, Tg 3 e Tg 2; servizio su Tg1 e solo notizia da studio su Tg 5; mentre gli sviluppi della vicenda Malinconico sono in evidenza su Tg 3 e soprattutto su Tg la 7.

 L’incontro Sarkozy-Merkel è alto per tutti, con annessa “rubrica quotidiana” sullo spread. Ma il differenziale btp-bund dovrebbe rimanere notiziabile e a questi livelli almeno per tutto il 2012, per sperare di avvicinarsi al successo mediatico della madre di tutte le notizie criminali. Avetrana, infatti, con l’alibi del processo che apre domani, continua a macinare titoli e servizi soprattutto sui Tg Mediaset, ma anche su Tg 1 e Tg 2. Non ne possiamo più, e il fatto che anche il Corriere della Sera sia caduto in basso, con la pubblicazione nel suo sito delle foto del cadavere di Sarah, non giustifica il rimestare morboso che il Tg 2 ci ha proposto  giovedì scorso con le foto del pozzo di Zì Michè. Prepariamoci ad una nuova abbuffata.

Lorenzo Coletta

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Il Commento di Carlo Verna, Segretario Usigrai
 

(Intervista di Alberto Baldazzi)


Carlo Verna, domenica sera le dichiarazioni di Monti sulla Rai, oggi un fiorire di dichiarazioni soprattutto da parte del centrodestra che dice “commissariare no, privatizzare sì”. Questa è una delle “ricette” che viene dall’ex maggioranza di centrodestra sulla Rai, qual è quella del sindacato?

Noi siamo contrari sia al commissariamento che alla privatizzazione. La privatizzazione è una svendita di stato, per cui credo non valga neanche la pena di spendere ulteriori parole. Dare agli “amici degli amici” un bene comune è un’azione veramente scellerata e non credo che sia quella che abbia in testa il Presidente del Consiglio Monti. Non penso neanche che lui ritenga il commissariamento la migliore soluzione. Noi pensiamo che occorrano rimedi profondi ma in via ordinaria. D’altra parte, come fai da un punto di vista formale a commissariare un’azienda che ha chiuso in pareggio un bilancio? Andrebbe fatta comunque una legge, e a questo punto tanto vale che una legge dia una volta e per sempre i criteri di nomina degli amministratori, quindi disciplini la governance. Ma se anche questa legge non si volesse farla una volta e per sempre, basterebbe una legge in via transitoria che dia, ad esempio, al Presidente della Repubblica, che è l’arbitro supremo del nostro sistema costituzionale, il potere per una volta di individuare delle personalità autorevoli, indipendenti e capaci in grado di traghettare la Rai fuori dalla crisi etica, tecnologica e finanziaria.”

Verna, una doppia domanda: la governance è sicuramente il primo problema, ma è l’unico? Non c’è anche una questione relativa alle risorse, alle mancate risorse, agli sprechi, alla collocazione, come dire, “professionale” della categoria dei giornalisti all’interno del servizio pubblico? Tutti temi che animano anche il vostro dibattito.

Non c’è dubbio, ma sono temi che, comunque, hanno una “madre comune”, quella della governance. Perché quando in un’azienda si lottizzano anche le aiuole tutte le tematiche che hai accennato sono evidentemente riconducibili alla testa dell’azienda. Solo cominciando a mettere le persone autorevoli, veramente capaci e indipendenti si potrà risolvere. Io insisto molto sulla questione dell’indipendenza, perché è e deve essere la vera partita da giocare. Da lì poi tutti i problemi verrebbero esaminati nella loro oggettività, piuttosto che rispetto al punto di vista di quanto fieno si può portare nella cascina di ciascuna parte. Soltanto così ne usciremo.”

In conclusione, una nostra valutazione della redazione che osserva i Tg tutti i giorni non è totalmente negativa rispetto all’ultima fase. Abbiamo visto nei Tg nazionali delle reti pubbliche un emergere del sociale. E’ vero, ci sono stati dei cambiamenti importanti nella direzione, come nel caso del Tg1. Come dire? Pur nelle strettoie attuali, la professione si mobilita appena gli si crea un minimo di spazio.

“Esatto, noi dobbiamo allargare questo spazio, è questo quello che stiamo facendo. Noi abbiamo resistito anche nei momenti peggiori. Se non ci fosse stata una resistenza attiva con una serie di iniziative, probabilmente non avremmo avuto delle espressioni libere anche in un contesto asfittico; siamo riusciti ad averle proprio perché c’è stata una grossa resistenza. E’ chiaro che questi spazi vanno sempre più riconquistati ed allargati. Essendo questo un momento di transizione importante, noi domani ci vedremo con tutti i quadri dirigenti dell’Usigrai, anche gli ex segretari e anche i colleghi Rai che hanno delle responsabilità importanti all’interno della nostra categoria. Ci incontreremo per fare il punto su tutto, in maniera un po’ seminariale, ma anche per andare ad elaborare nuove ed efficaci strategie per questa fase. Perché credo che sia una fase importante per quest’azienda e anche per questo paese, e poiché il servizio pubblico è sempre stato il cuore pulsante della democrazia in Italia, abbiamo il dovere di svolgere fino in fondo la nostra funzione come sindacato e mettere al servizio di un’idea di sviluppo positivo le migliori energie di cui la categoria dispone.”

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Dati Auditel di domenica 8 gennaio 2012

Tg1 – ore 13:30 5.468.000 25,94% ore 20:00 5.941.000 22,85%.
Tg2 – ore 13:00 3.423.000 17,74% ore 20:30 2.296.000 8,07%.
Tg3 – ore 14:30 2.164.000 10,82% ore 19:00 2.520.000 11,72%.
Tg5 – ore 13:00 3.755.000 19,14% ore 20:00 4.996.000 19,15%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.351.000 14,80% ore 18:30 2.047.000 10,36%.
Tg4 – ore 11:30 774.000 7,75% ore 19:00 1.128.000 5,23%.
Tg La7 – ore 13:30 1.241.000 5,90% ore 20:00 1.499.000 5,76%.

Fonte: www.tvblog.com
 

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Per il decoro e la legalità nel centro storico di Roma

5 gennaio 2012

Il Centro di Roma subisce ogni giorno una pressione crescente. Una pressione che rende spesso irriconoscibili strade e piazze. Le numerose forme di abusivismo commerciale e non solo, un sistema per la raccolta dei rifiuti inadeguato ed inefficiente, il volume sempre maggiore di traffico privato, la sosta selvaggia sono solo alcune delle grandi questione aperte nel cuore di Roma.

Una grande capitale europea deve essere in grado di garantire nel centro storico, culturale e commerciale della città il decoro urbano nel pieno rispetto della legalità. L’amministrazione del Primo Municipio deve essere messa nelle condizioni di operare al meglio per il raggiungimento di questi obiettivi. Nell’interesse di tutti. 

Negli anni le amministrazioni del centro sinistra in Comune e al Primo Municipio hanno sempre considerato il decoro e la legalità una priorità di carattere cittadino. Attraverso numerosi strumenti, dalle Zone a Traffico Limitato ai Piani di Massima Occupabilità, passando per le strisce blu, l’introduzione della raccolta porta a porta e le pedonalizzazioni, abbiamo proposto sempre nuovi interventi per il governo del territorio, il contrasto delle diverse forme di abusivismo, per la regolamentazione del traffico e l’occupazione degli spazi pubblici, per la pianificazione della raccolta dei rifiuti. 

Vogliamo continuare a portare avanti questo lavoro, rispettando gli impegni assunti e ponendoci di fronte nuove sfide. Per farlo riteniamo fondamentale ascoltare la voce di chi oggi vive, opera o si impegna nel centro di Roma e per il centro di Roma. Vogliamo conoscere la vostra opinione su quello che è stato fatto e sugli impegni politici ed amministrativi che dovremo prendere in futuro.

Per questa ragione il Partito Democratico del Primo Municipio promuove Domenica 15 Gennaio alle ore 10.00 presso il Teatro dell’Orologio un momento di confronto aperto ad amministratori e cittadini, comitati di residenti, associazioni di categoria e di commercianti. Il nostro obiettivo è quello di riunire intorno ad un unico tavolo le forze sociali, economiche, associative e politiche che operano sul territorio e metterle a confronto con i vertici del PD Roma, il Presidente del Municipio e gli eletti del Partito Democratico in Municipio e in Comune.

Invitiamo le associazioni ed i soggetti che intendono partecipare ai lavori o prenotare l’intervento ad accreditarsi via mail all’indirizzo organizzazione@pdprimomunicipio.it



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Paolo Cacciari: ”Crescitalia”, l’ossessione suicida

4 gennaio 2012
Roma, 3 gennaio 2012*. – Ci mancava “Crescitalia”, il nuovo slogan coniato dal professor Monti per la “fase due” del suo governo. Forse persino un nuovo brand destinato a prendere il posto nel mercato della politica di quello consunto di Forza Italia. Ma crescita di che?  Ovviamente del “denominatore” – come familiarmente viene chiamato il Pil  da chi si intende di economia debitoria. Visto che il “numeratore”, cioè il deficit pubblico annuale (che forma il montante dello stock del “debito sovrano”), nessuno crede che possa realisticamente scendere (solo per interessi lo stato italiano ha pagato lo scorso anno 75 miliardi,  mille se va bene il prossimo), è indispensabile credere e far credere che sia possibile accrescere il volume monetario delle merci e dei servizi comprati e venduti in Italia. Non importa sapere quali siano queste merci, di cosa siano fatte e come siano state fabbricate, chi ne faccia uso e per soddisfare quali necessità. L’importante è che aumentino.
In cima alle preoccupazioni dei tecnocrati che governano l’economia (quindi, come sempre, anche la politica, che ne è la fidata ancella) c’è il miraggio del “pareggio di bilancio”. Che venga raggiunto producendo cacciabombardieri o grano biologico non fa differenza. La moneta, si sa, è uno strumento tecnico neutro, indifferente all’uso che ne viene fatto. Ai banchieri interessa solo che ne giri di più. Sempre di più. I banchieri non sono né  preti, né filosofi: non spetta a loro indicare alla gente che uso fare dei soldi. Essi  sono solo i chierici del magico rito dell’autoaccrescimento del denaro: ne comprano l’uso dai risparmiatori ad un prezzo basso (tassi di interesse) e lo rivendono agli “investitori” (imprenditori, speculatori, enti pubblici… a loro fa lo stesso) ad uno più alto. Punto. Sono il lubrificante del motore dell’economia. Dove ci porti, non gli interessa.
Anche i politici amano definirsi “laici” (oltre che moderni e democratici) e non vogliono interferire sulle libere preferenze espresse dai cittadini in veste di consumatori: l’importante è che spendano il più possibile, che lavorino di più per procurarsi il denaro necessario, che diano fondo ai loro risparmi, che si indebitino. Il “consumatore imperfetto” è il cittadino peggiore, colui che fa andare a rotoli l’economia e che mette a rischio la coesione e anche l’unità del Paese. Ma in questo ragionamento – che ci martella come un mantra dalla mattina alla sera, ogni santo giorno – ci sono varie incongruenze. Ne indico cinque. 
1)  Per comprare e vendere di più serve produrre di più. In un’economia globalizzata e liberalizzata la concorrenza tra imprese e aree economiche è selvaggia. Vince chi fa prezzi più bassi. Uno sterminato esercito di riserva (mobilitato da capitali occidentali tramite joint venture e delocalizzazioni ed organizzato da governi non sempre propriamente democratici) preme sui cancelli delle officine del mondo in Asia, Sud America, ma anche in Turchia, Nigeria, Sud Africa ecc. I differenziali salariali con i paesi di più vecchia industrializzazione è incolmabile, almeno da qui a dieci, vent’anni.
2)  Ma sappiamo che il costo del lavoro è solo una parte (la più piccola nei prodotti più evoluti) del costo delle merci. Un modo per vincere la concorrenza sul versante della produttività sarebbe quindi quello di posizionare il sistema delle imprese italiane nella parte alta della divisione internazionale del lavoro, ovvero inventare prodotti e sistemi produttivi, materiali e applicazioni tecnologiche sempre nuovi. Facile a dirsi ma sarebbero necessari enormi investimenti in ricerca, proibitivi per le piccole e medie imprese ed anche per stati periferici come il nostro. La capacità di produrre ed applicare brevetti è concentrata in poche decine compagnie hi-tech e bio-tec statunitensi, tedesche, giapponesi. Ci stanno brevettando anche il broccolo!
3) Comunque, anche lì dove cresce l’innovazione (vedi gli Stati Uniti) scendono i salari e l’occupazione. La quota del reddito nazionale che negli SU va al lavoro (secondo il Financial Times) è stata lo scorso anno la più bassa dal dopoguerra (58%) rispetto alla quota andata ai profitti (37%), massimo storico. Non mancano al lavoro solo i denari sottratti dall’avidità dei ricchi e dalla criminalità finanziaria. É proprio la tecnologia ad essere finalizzata a “risparmiare” lavoro.
4) Ma all’Italia non basterebbe nemmeno produrre di più. Per un paese che importa materie prime e semilavorati, per un sistema industriale che trasforma e assembla, bisognerebbe guardare con più attenzione alla bilancia commerciale dei conti con l’estero (549 miliardi di posizione debitoria lo scorso anno): se il prezzo di ciò che importiamo è troppo alto rispetto al valore che l’attività lavorativa nazionale riesce ad aggiungere, c’è il rischio che il gioco non valga la candela. Se per alimentare le nostre imprese adoperiamo troppo petrolio, ferro, rame, fosfati, soia… rischiamo di dover “uscire dai mercati d’esportazione”.
5)  Un trucco per fare “più fatturato” c’è: il dumping ambientale. Produrre male, “risparmiare” sui costi di smaltimento dei residui tossici, infischiarsene delle polveri sottili inalabili che appestano la Pianura padana, costruire sull’alveo dei fiumi… continuare a fare, insomma, ciò che l’Italia già fa.

Come si vede, insistere nell’obiettivo della crescita economica (cioè del Pil) in questi contesti è voler perseverare in una direzione ingannevole, perversa socialmente ed ambientalmente catastrofica. La vera sfida, la vera risposta alla crisi della crescita sarebbe quella di fare a meno della crescita: realizzare il benessere economico senza dover sottostare alle logiche incrementali imposte dal mercato finanziario attraverso il debito. Il debito asservisce, costringe l’economia a produrre sempre di più per pagare gli interessi a prescindere da qualsiasi considerazione di merito sull’utilità e sulla qualità effettiva dei prodotti immessi nel mercato. Liberarci dalla morsa dell’economia debitoria è quindi una precondizione per uscire dalla crisi. Riformare alla radice il sistema finanziario e monetario partendo dal semplice principio etico che è immorale fare soldi con i soldi.
Poi è necessario riconvertire le basi produttive economiche orientandole non alla competizione globale, ma ai bisogni genuini delle popolazioni. Fare quel che serve con ciò che si ha a disposizione. A questo scopo dovrebbe servire l’ingegno e la scienza. La prima necessità che hanno le comunità in ogni parte del mondo è offrire un lavoro degno a tutte e a tutti. La priorità dell’azione di politica economica di ogni autentica democrazia dovrebbe essere creare opportunità di lavoro. Per contro, il primo, scandaloso spreco su cui i decisori politici dovrebbero impegnarsi è quello di milioni di giovani inoperosi a fronte di necessità sociali di tutti i tipi: cura delle persone, preservazione del territorio, recupero immobiliare e del patrimonio culturale.
Se il mercato non sa riconoscere queste necessità e questi valori, allora è giunto il momento di fare a meno del mercato.

*da Articolo 21

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Nei (pochi) Tg di serata, calcio nelle stalle, Berlusconi alle stelle

23 dicembre 2011

 di Osservatorio TG: I Tg di giovedì 22 dicembre - Lo sciopero dei tecnici Rai ci ha regalato, per quanto riguarda i Tg, una serata senza “servizio pubblico”, o per meglio dire, senza il suo attuale fantasma. L’impressione è stata comunque forte, vista la presenza delle testate  Mediaset e di Tg La 7 che non si sono confrontate con la “concorrenza”. E così  la beatificazione di Berlusconi al processo Mills, con il cavaliere “assolutamente innocente” e vittima di una “fiction” inventata dall’avvocato inglese,  è stata assoluta e completa, anche se non abbiamo la prova contraria dai Tg della Rai. A fare un minimo di sano giornalismo è rimasta La 7, il cui inviato si arrischia a chiedere all’ex premier raggiante,  perché -  innocente e già beatificato -  non rinunci alla prescrizione.
Sulle 4 testate di serata ancora alto lo scandalo del calcio scommesse; da segnalare un ottimo servizio de La 7 che coniuga i reati delle scommesse e delle partite vendute al più generale clima di volgarità, insulti e scarsa serietà che investe l’intero mondo del calcio. Nel commento abbiamo parlato di calcio, potere e informazione con Oliviero Beha, giornalista e scrittore, autore del recentissimo “Il calcio alla sbarra”.
In questa strana e risicata serata, va riconosciuta a Tg 5 e Studio Aperto la chiara vocazione all’informazione di servizio, che si sostanzia oggi con ampi servizi su come “affittare” i regali per le festività, invece che comprarli. L’accortezza è che poi vanno restituiti; come dire: non importa ciò che “si è”, nemmeno ciò che “si ha”, ma quello che “si mostra” di avere.
Il “lato b” resta il sempre meno oscuro oggetto del desiderio, tanto che Studio Aperto ci delizia con numerose immagini del suddetto, vendute come una moda che furoreggia tra le celebrità sul web: e pensare che una volta  si diceva “metterci la faccia!”.
Luca Fargione

 

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 Il Commento di Oliviero Beha, giornalista e scrittore
 

(Intervista di Alberto Baldazzi)

Oliviero Beha, questa volta il calcio – come recita il titolo del tuo ultimo libro – è “alla sbarra”, o addirittura dietro le sbarre. Ma si tratta di una delle consuete tappe che poi si risolvono nel nulla e tutto continua placidamente come prima, o c’è qualche speranza che questo mondo, così come tanti altri, si riformi?

“Per riformarsi ci vuole un segnale dall’alto, un segnale quindi politico, e un segnale dal basso, quindi civico- etico. Da chi dovrebbe venire questo segnale? Dalle istituzioni sportive? Quelle vendono un prodotto, come tra l’altro ha appena detto la stessa Lega – che non è un’istituzione, ma comunque un’ associazione di privati. Non sto parlando della Lega nord, ma della Lega Calcio – rispondendo al Presidente del Coni che li aveva accusati di “pensare solo ai soldi”; ha detto che “Sì, noi pensiamo ai soldi, perché è il nostro core business di azienda calcio sono i soldi, i diritti televisivi”. La Lega non controlla, non fa, l’importante è che non vengano gettate macchie sul calcio e sull’industria del pallone. Il Coni, che è la federazione delle federazioni, manda solo questi “altolà” una volta ogni morte di papa per salvarsi l’anima. Il governo dei tecnici, dei precettori, dei professori per il momento non dà segnali in questo senso – con tutti i problemi che ha, figuriamoci se si occupa del calcio! -. L’opinione pubblica ieri sera ha visto nel turno infrasettimanale un sacco di gol; il problema è: mentre segnavano a raffica pensava “chissà chi avrà giocato su questi?”, o pensava: “Meno male che hanno segnato” o “purtroppo hanno segnato” a seconda che fossero tifosi della squadra che stava vincendo o perdendo?”

Oliviero, si tratta in fondo di prendere atto che spesso si assiste a degli incontri di wrestling e non a partite di calcio…

“Io l’ho scritto tante volte, citando anche Roland Barthes degli anni ’50, in cui parlava del catch come di “somma invenzione” che però veniva vissuta come un “momento di realtà”. Poi siamo passati al wrestling, o addirittura al calcio in un certo modo. Nessuno ti garantisce più che quella partita sia buona e quell’altra sia combinata. Il problema vero è che cosa si vuole fare del calcio; è una visione politica. Questo mio libro, “Il calcio alla sbarra”, già prevedeva che avrebbero arrestato qualcuno. Non ci voleva uno sforzo sommo, eppure in questi giorni “il calcio alla sbarra”, edito da Rizzoli Bur sei mesi fa, già aveva previsto tutto. Perché io sono un negromante, o un “pallonomante”? No, semplicemente perché scrivevo le cose che sapevano tutti.”

 Oliviero, tu sei un giornalista e ti sei occupato di tante cose, anche di calcio, e, come appunto hai appena detto, sei mesi fa scrivevi fatti che conoscevi tu, che non sei un possessore di una palla di vetro e che, probabilmente, sanno in molti; lo sanno, ad esempio, tutti quei giornalisti che operano nello sport e nel calcio. Allora c’è anche un problema di trasparenza professionale informativa?

“Non è un problema solo di noi giornalisti sportivi, è un problema tout court in questo paese, che sta vivendo ormai da tempo la peggiore stagione della sua esistenza – non che sia mai stato straordinario, tranne forse in alcune eccezioni, ma insomma, come tenuta generale è peggiorato molto- e adesso, in un certo senso, ci si misura su chi ha “imbonitura”, cioè si passa da giornalisti sportivi  a imbonitori che vendono una merce. Sembra che il mestiere del giornalismo in questo paese non lo voglia più fare nessuno.”

 

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Dati auditel di mercoledì 21 dicembre

Tg1 – ore 13:30 3.936.000 22,57% ore 20:00 5.507.000 21,80%.
Tg2 – ore 13:00 2.878.000 18,47% ore 20:30 2.377.000 8,69%.
Tg3 – ore 14:30 2.076.000 12,80% ore 19:00 2.502.000 12,85%.
Tg5 – ore 13:00 3.094.000 19,43% ore 20:00 5.167.000 20,38%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.116.000 17,34% ore 18:30 1.298.000 7,92%.
Tg4 – ore 11:30 457.000 7,00% ore 19:00 943.000 4,84%.
Tg La7 – ore 13:30 1.052.000 6,02% ore 20:00 2.267.000 8,88%.

Fonte: www.tvblog.it
 

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Dalla società della crescita alla crescita della società

21 dicembre 2011

 Libertà e Giustizia (circolo di Roma) e La Rete Internazionale delle Donne per la Pace promuovono

la Scuola di formazione “Oltre la Crescita”.

La crisi che stiamo vivendo, e che ha colpito tutto il mondo occidentale, rivela in modo inequivocabile l’insostenibilità dell’attuale paradigma di sviluppo e modello economico.

La crescita indiscriminata, la fiducia cieca nel mercato quale unica entità regolatrice dell’economia e il sopravvento della sfera finanziaria sull’economia e la politica hanno mostrato drammaticamente, oltre ai propri limiti, il proprio fallimento.

Nello stesso tempo, l’attuale crisi, che ha spazzato via molte certezze e ha investito pesantemente le nostre stesse vite, può diventare un’occasione unica per realizzare cambiamenti positivi, nella direzione di un ripensamento degli attuali stili di vita, di una ridefinizione di valori e bisogni, in favore della democrazia del bene comune e del ben essere.

Una Scuola su Oltre La Crescita perché una società democratica non può durare, basandosi sulla crescita economica illimitata come obiettivo. Dobbiamo capire e valutare che le nostre esistenze quotidiane premono sull’ambiente globale e che non è possibile ignorare quanto le nostre scelte, anche quotidiane, incidono sulla vita di altre persone e su altre economie, società e risorse.

E poiché per capire, dobbiamo essere informati, daremo voce anche alla questione dell’informazione, del diritto all’informazione e del ruolo/responsabilità dei media e della Rete.

Obiettivi della Scuola sono:

  • acquisire maggiore consapevolezza, comprensione e conoscenza per affrontare i problemi sociali, economici e ambientali che già la crisi globale ha evidenziato e contribuire al cambiamento avendo gli strumenti di pensiero necessari.

 

  • riflettere su un modello di economia e di società che, in nome della crescita economica, sta drammaticamente aumentando i conflitti e l’ingiustizia sociale ed ambientale, e far circolare l’informazione su diverse teorie e pratiche di “sviluppo”, anche su basi etiche.

 

  • riflettere, discutere e valutare i cambiamenti in corso, per essere parte attiva di un cambiamento e poter incidere sulle decisioni politiche.

 

La Scuola inizierà il 27 gennaio (con un incontro pubblico di presentazione) e si chiuderà il 5 luglio.

Sono previsti 8 incontri/lezioni (dal 10 febbraio al 5 luglio – esclusa la giornata di presentazione) che si terranno:

- presso la Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara 19, il venerdì pomeriggio , dalle 17.15 alle 20.00 (vedi calendario)

Come iscriversi: Per consentirci di verificare il numero di adesioni necessario per partire, è indispensabile iscriversi dal 20 dicembre al 27 gennaio 2012, inviando un’email ESCLUSIVAMENTE a: scuolaoltrelacrescita@gmail.com, scrivendo in oggetto: Pre-Iscrizione Scuola Oltre La Crescita (con l’email di pre-iscrizione si autorizza il ricevente – ai sensi della L.196/2003 – al trattamento dei propri dati personali, che verranno comunque utilizzati ai soli fini didattici).

Per la frequenza dell’intero percorso di 8 lezioni si richiede un contributo liberale  per le spese correnti, a partire da:

- € 50 (€ 40 + 10 per  la tessera della Casa Internazionale delle Donne);

- 30 per studenti (€ 20 + € 10 per la tessera della Casa Internazionale delle Donne).

L’iscrizione diventerà effettiva solo al ricevimento del suddetto contributo, che può essere versato con le seguenti modalità:

  • tramite bonifico bancario intestato a: Rete Internazionale Donne per la Pace,  IBAN: IT 83 V 03359 01600 100000005325, causale: contributo Scuola Oltre La Crescita;

  • direttamente alla Segreteria della Scuola presso: Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara 19 – Roma, nei seguenti giorni: Lunedì dalle 11.00 alle 13.00 e Giovedì dalle 17.00 alle 19.00 (esclusi i festivi).

La scuola partirà solo se verrà raggiunta la quota di 20 iscritti. In caso di mancato inizio i contributi versati verranno interamente rimborsati.

Responsabili della Scuola

Per Libertà e Giustizia: Cinzia Di Fenza, Patrizia Luzzatto

Per Rete Internazionale delle Donne per la Pace: Mariella Bucalossi, Francesca Lulli, Patrizia Salierno

Per contatti e informazioni: e-mail scuolaoltrelacrescita@gmail.com

 

 

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Un Paese di poeti, santi, navigatori e … neonazisti

21 dicembre 2011

  di Osservatorio TG: I Tg di martedì 20 dicembre 2011 – Quasi tutte le testate aprono sull’intervento odierno di Napolitano e, in una sorta di ping pong, con le dichiarazioni di Berlusconi sul tema della democrazia, per alcuni – soprattutto la Lega –  sospesa. Tg La 7 sceglie invece il braccio di ferro tra i sindacati e la Ministra Fornero. In evidenza il Tg 2 che sforna un triplo servizio tutto al femminile dove affianca le tre donne decisive nella  trattativa per la riforma dell’articolo 18: la ministra stessa, Susanna Camusso e Emma Marcegaglia. Tg 1 e Tg 2  intervistano  Pierluigi Bersani sempre sui temi della riforma del comparto lavoro.
Ovviamente sempre alta l’impaginazione sulla nuova puntata del calcio scommesse, che ha visto oggi il duro intervento del Presidente del Coni Petrucci contro l’insensibilità della Lega Calcio  al problema.
Per la cronaca Tg La 7, Tg 1 e Tg 5 riprendono la vicenda del medico bellunese che otteneva mazzette per gestire la lista d’attesa per le gravidanze assistite, mentre l’allarme scoppiato in Francia per le protesi  mammarie al silicone da ferramenta  lambisce la penisola e trova spazio su Tg 1 e Tg 5 e Tg 2,  e stranamente, quando servirebbe, non su Studio Aperto.
Nella giornata dei  funerali dei due cittadini senegalesi uccisi a Firenze, e dopo giorni che hanno visto molte testate dedicare ampio spazio e buoni approfondimenti al tema del razzismo e della xenofobia, Tg 2, Tg 3 e Tg La 7 riprendono le farneticanti e criminali provocazioni  del sito nazista Stormfront, che ha pubblicato un elenco di magistrati, giornalisti, amministratori locali e operatori umanitari rei di aiutare gli extracomunitari e di predicare l’integrazione: c’è da augurarsi che questa attenzione dei media non sia episodica e  divenga anzi  permanente. Nel commento Abbiamo sentito Roberto Malini Presidente di EveryOne, l’associazione antirazzista internazionale che ha più volte denunciato i rigurgiti xenofobi e che, ovviamente, è stato oggetto di minacce.
Tg 1 e Tg 5 hanno deciso di ricordare Walter Chiari, a 20 anni dalla scomparsa; una figura sostanzialmente sconosciuta alle generazioni più giovani, ma che ha riempito e rallegrato  un trentennio di vita italiana.
Ma giovani o meno, gli italiani sono tutti mammoni: così, almeno recita Studio Aperto, sostenendo che  sotto le feste i regali più sentiti, e forse gli unici veramente sentiti, hanno come destinataria chi, se non la mamma?

Alberto Baldazzi

Il commento di Roberto Malini, Presidente di EveryOne

(Intervista di Lorenzo Coletta)

Roberto Malini, non è un caso che il suo nome e la sua organizzazione compaiano nell’elenco . E’ da tempo che voi seguite queste recrudescenze xenofobe razziste. Che peso ha questo fenomeno in Italia?

“No, decisamente non siamo rimasti sorpresi, perché non è la prima volta che veniamo attaccati dai gruppi neonazisti italiani e, di conseguenza, siamo avvezzi a subire questo tipo di aggressioni. Purtroppo il peso dell’antisemitismo, del razzismo e dell’omofobia in Italia è molto grave. Le minoranze italiane sono sicuramente circondate da intolleranza e forme gravi di razzismo, come hanno anche dimostrato anche episodi recenti. Il nostro lavoro, ovviamente, è spesso sul campo e comunque è sempre in prima linea per denunciare questo tipo di fenomeni. Sicuramente ci porta anche delle inimicizie da parte di gruppi che invece sostengono ancora oggi, anche se sembra incredibile, ideologie razziste.”

Malini, la sua persona e la sua organizzazione sono protette? Avete richiesto qualche forma di protezione?

"No, gli attivisti di diritti umani di solito non ricevono alcuna forma di protezione. Noi in questo caso saremmo già soddisfatti se, in seguito alla nostra denuncia, venissero attuate delle misure contro questi siti e contro questi movimenti che sono sempre estremamente pericolosi. Abbiamo buoni rapporti con le forze dell’ordine in molte città e abbiamo segnalato più volte episodi che riguardano minoranze vessate, però siamo molto esposti. Sappiamo benissimo, infatti, di fare un lavoro che ci sottopone a gravi pericoli, e non a caso, oltre a questi attacchi via web, abbiamo subito anche agguati e siamo stati avvicinati da personaggi legati ad ambienti razzisti che ci hanno fatto minacce molto gravi in presa diretta. Questo, purtroppo, è un pericolo che sappiamo di correre, ma naturalmente non ci tiriamo indietro dal compito che ci siamo presi e che vogliamo portare avanti fino a che ci sarà consentito sopravvivere.”

L’ultima fase politica italiana ha avuto un ruolo fondamentale per l’aumento di questo tipo di recrudescenze razziste?

“Sicuramente sì, perché prima di tutto il governo precedente ha portato al Parlamento Europeo figure di negazionisti e di razzisti come Romagnoli e Fiore e non si è curato in alcun modo di attuare delle politiche antirazziste o dei progetti di educazione dedicati alle nuove generazioni riguardo al rispetto delle minoranze. Sicuramente è stato un governo che ha portato nelle posizioni centrali, come le alte cariche dello Stato, figure che erano già conosciute come portatrici di ideologie estremamente intolleranti. Tuttavia noi crediamo che attualmente in Italia forse tutte le forze politiche dovrebbero farsi un esame di coscienza e comprendere che se non si segue veramente una nuova via  di tutela delle minoranze, anche compiendo sacrifici e a volte andando un tantino contro la maggioranza degli italiani che ha subito purtroppo un’educazione piuttosto intollerante, non si andrà molto lontano sotto l’aspetto dei diritti umani. Sì, direi che il precedente governo ha causato veramente una grossa deriva culturale, ma in generale la politica italiana ha dei passi importanti da fare per potersi dire veramente civile e all’avanguardia con ciò che prescrivono le carte internazionali.”

 

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Dati auditel di lunedì 19 dicembre

Tg1 – ore 13:30 3.947.000 21,81% ore 20:00 6.065.000 23,42%.
Tg2 – ore 13:00 2.793.000 17,53% ore 20:30 2.773.000 9,84%.
Tg3 – ore 14:30 2.227.000 13,42% ore 19:00 2.893.000 15,25%.
Tg5 – ore 13:00 3.416.000 20,94% ore 20:00 5.562.000 21,38%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.200.000 17,66% ore 18:30 1.472.000 9,57%.
Tg4 – ore 11:30 439.000 6,87% ore 19:00 1.166.000 6,13%.
Tg La7 – ore 13:30 933.000 5,15% ore 20:00 2.486.000 9,44%.

Fonte: www.tvblog.it
 

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Sciopero subito contro l’esproprio proletario dell’Inpgi

20 dicembre 2011

 Roma, 20 dicembre 2011 - Ricevo e pubblico questo commento allarmato di Guido Columba, presidente dell'Unione nazionale cronisti, all'intervento di stamane del ministro Fornero alla FNSI :

Si è tante volte gridato allo scippo dell’Istituto, ora che è alle porte occorre agire

 

 Ricordate ? Entravano di corsa nei negozi, arraffavano quel che potevano dagli scaffali e scappavano senza pagare. Lo si chiamava, con indulgenza ideologica, “esproprio proletario”. Il governo Monti sta compiendo la stessa operazione nei confronti dell’Inpgi. E la categoria,  sempre pronta a dire che l’Istituto è essenziale alla libertà della professione, non trova altro da fare che parlare. Se ne è avuta una prova anche oggi, quando  Elsa Fornero, ministro del Welfare, è venuta in Fnsi a dire che l’Inpgi ha problemi di sostenibilità e che è ora di farla finita con i privilegi.

 

L’Inpgi, ha spiegato il presidente Andrea Camporese, assicura la previdenza dei giornalisti senza ricevere 1 euro dallo Stato. Quindi privilegi non ce ne sono.

L’”esproprio proletario” si basa sulla previsione del governo di aumentare dagli attuali 30 a 50 anni la sostenibilità, cioè la possibilità di pagare le pensioni, richiesta alle Casse previdenziali privatizzate. Con ciò elevando a 50 anni anche la previsione di vita dopo l’età della pensione, cioè fino a 115 anni. Ma a parte ciò, nel computo delle risorse con cui garantire la sostenibilità non potrebbe entrare il patrimonio dell’Istituto, che assomma a circa 2,5 miliardi e che è stato costituito proprio come forma di garanzia per la solvibilità dell’Inpgi

 

Camporese ha ricordato che solo 4 anni fa il requisito della  sostenibilità  è stato elevato da 15 a 30 anni. In quattro anni, dunque,  aumenterebbe del 200%. Non solo, proprio recentemente l’Inpgi ha approvato una manovra che aumenta, a carico degli editori, di 3 punti la contribuzione, porta a 65 anni l’età pensionabile delle colleghe, concede sgravi alle aziende che assumano in pianta stabile.

 

Davanti a questa situazione il  ministro Fornero è venuta a dirci  che stiamo sbagliando a non dare ampio risalto alla riforma proposta dal governo perché non è fatta solo di tagli ma anche di equità. E che noi giornalisti stiamo sperimentando la durezza di un mondo che non fa sconti a nessuno, e non si vede dunque perché dovrebbe farli a noi. Anche se noi siamo abituati ai privilegi che abbiamo cumulato, ritiene, per la quotidiana vicinanza con il mondo politico.  Tema, quello dei privilegi che  ha ripetuto, ideologicamente, senza entrare nel merito, ma con asseverazione professorale. Forse non sapendo che dell’insieme dei giornalisti quelli che hanno la ventura di lavorare nelle sedi politiche sarà il 10-15 % al massimo.

 

In tutto il suo discorso il ministro non ha fornito un dato tecnico, una cifra, una spiegazione politica. Oddio, una motivazione l’ha data quando ha ricordato, ancora piccata, di aver chiesto, non ha spiegato in quale veste, anni fa all’Inpgi di fornirle dati economici e ammontare delle pensioni e di aver ricevuto un rifiuto in nome della privacy.

 

La volontà del Governo Monti è dunque quella, in contrasto con tutta la dottrina liberista, di statalizzare Inpgi e Casse privatizzate.

 

Contro questo “esproprio proletario” la categoria deve reagire, senza alcuna preoccupazione di apparire corporativa, e deve farlo subito. Intanto con un primo sciopero e poi proclamando il 2012 “Anno dell’Inpgi” per proseguire con la massima forza la battaglia per il suo mantenimento.

 

Un augurio, dunque, per un 2012 di vero e proficuo impegno.

 

                                                                     Guido Columba

 

  Il commento di "Stampa democratica" 

 

Al contrario l’INPGI è vissuto, vive e vivrà esclusivamente con i denari versati dai giornalisti, e da essi soltanto. Anzi, supplisce a funzioni dello Stato quando, nelle crisi aziendali, copre i costi di cassa integrazione e prepensionamenti; quei costi che in tutti gli altri settori sono a carico della collettività.

Se l’errore in cui è incorso il ministro Fornero non nasce da fini propagandistici, i giornalisti potranno far valere in tutte le sedi la positività delle proprie gestioni autonome, e garantire perciò la difesa dell’istituto previdenziale di categoria.

Milano 21 dicembre 2011

 

 

  

  

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Uno strano mix: molto Berlusconi e molto sociale nei Tg. “100 anni fa il primo contratto collettivo del lavoro”

20 dicembre 2011

 di Osservatorio TG:  I Tg di lunedì 19 dicembre 2011Aperture diverse per le maggiori testate: per Tg 3 e Tg5 lo sciopero del pubblico impiego e la manifestazione dei sindacati, gli arresti per il calcio scommesse per Tg 1, le nuove dichiarazioni di Berlusconi per La 7, l’intervento di Napolitano per il Tg 2.  Tg 1, oltre al primo titolo, dedica  ben 8 minuti all’ennesima puntata sul calcio malato, segnalando la dimensione internazionale delle scommesse clandestine, ma anche le reazioni sconsolate della tifoseria bergamasca per il coinvolgimento dello storico capitano dell’Atalanta Cristiano Doni. Anche Tg la 7 sottolinea il funzionamento della Cupola malavitosa con base a Singapore.

Come avvenuto la scorsa settimana, le oramai rare dichiarazioni dell’ex premier Berlusconi sono impaginate alte per i Tg Mediaset, che riportano sia le critiche alla magistratura, sia i dubbi sui contenuti della manovra Monti.  Enrico Mentana riprende l’intervento del Cavaliere in un quadro più tradizionalmente politico: la distanza sempre maggiore con la Lega, l’appoggio a Monti  che proseguirà, ma anche la preoccupazione di una possibile nuova manovra in primavera.  Su Tg 4 l’ospite Vittorio Feltri confronta la manovra Monti con quella appena avanzata dal nuovo governo spagnolo, a suo giudizio molto più centrata e creatrice di sviluppo.

Ampio lo spazio su Tg2 al sociale: l’apertura sui sindacati, con lo scambio con il Ministro Elsa Fornero, ma anche il natale dei precari e la prima fiction girata in Italia sullo sfruttamento degli operai cinesi. Sempre sul sociale, Tg 4 ha ospitato il senatore del Pd Ignazio Marino sullo scempio degli ospedali psichiatrici giudiziari. Il Tg 5 tiene i riflettori accesi sul razzismo, con un servizio su un adolescente cingalese picchiato dal branco di coetanei a Verona.
Tanto sociale, dunque, nei Tg di questa sera e proprio su questa tematica – troppo spesso colpevolmente assente nelle scalette dei telegiornali–  alla vigilia del centenario del primo contratto collettivo della storia firmato in Italia, quello dei giornalisti, abbiamo coinvolto nel commento Roberto Natale, presidente del Fnsi.

Infine, e immancabilmente, Studio Aperto ci aggiorna sulle vacanze di Belen e Corona alle Maldive, con tanto di notizia bomba; la Rodriguez ha pubblicato sul suo sito le foto scattate dalla coppia.

Lorenzo Coletta

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Il Commento di Roberto Natale, Presidente del FNSI
 

(Intervista di Alberto Baldazzi)

Roberto Natale, cento anni di professione regolamentata. È un bel traguardo, ma i problemi da affrontare nei  prossimi giorni, mesi ed anni non sono finiti…. 

“Direi di no. Il rischio di celebrazioni troppo festose lo scontiamo ogni 5 minuti vedendo le notizie che arrivano per l’editoria. Voglio ricordare, tra l’altro, che questo contratto del quale festeggiamo i 100 anni,  è il primo contratto di lavoro collettivo del lavoro italiano. Vogliamo davvero farne un’occasione non corporativa, non per una sola categoria, tant’è che al nostro incontro ci saranno rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Vogliamo farne un’occasione per ribadire il valore del lavoro. Uno degli elementi della crisi italiana di questi anni, a nostro giudizio, è rappresentato dal fatto che il lavoro nella sua dignità sia stato sotto considerato. Questo è il valore del contratto nazionale. Sappiamo di andare controvento perché sono tempi nei quali si dice che la contrattazione va spostata sui livelli regionali o aziendali. Però noi anche domani terremo a ricordare che il contratto nazionale è quello che difende i deboli di una categoria. Questo vale anche per il giornalismo. I settori forti si difendono da soli con i loro integrativi. Sono i settori deboli che hanno bisogno di una rete di regole ed anche di livelli economici nazionali. Spesso nelle aziende piccole non si riesce nemmeno ad “aprire il tavolo della trattativa”, e questo vorremmo sottolinearlo domani”

Natale, un sindacato si occupa, giustamente, di contratti e di regolamentazione del lavoro. Ma un sindacato dei giornalisti guarda anche a cosa esce fuori dalla penna, dalle tastiere dei computer di chi questa professione fa, o tenta di fare, più o meno garantito. Noi che osserviamo i Tg negli ultimi giorni abbiamo notato  – forse è una pia illusione – una certa resipiscenza di attenzione al sociale, con i casi molto evidenti sui telegiornali, una volta tanto, delle morti sul lavoro, con la vicenda della recrudescenza razzista nel nostro Paese, con l’attenzione al caso amianto. Siamo anche noi pervasi dal clima natalizio e stiamo andando, quindi,  fuori quadro?

“No, non credo , e la notazione mi pare fondata. La mia impressione è che una politica ed una vita istituzionale più seria si rifletta anche in questo. Lo dico per attenuare l’ipotesi troppo ottimistica che il nostro giornalismo stia cambiando in meglio. Forse in maniera più contenuta si può ipotizzare che rifletta una vita politico-istituzionale un po’ meno sguaiata. Intendo dire che quando un ministro va in visita al campo rom, come è successo con Riccardi a Torino, è differente dal dover dar conto di qualche nuovo attacco di Borgezio contro gli immigrati. Credo ci sia una situazione complessivamente più seria, “sobria” per usare un aggettivo di moda in queste settimane, che forse si riflette anche sull’informazione. E poi direi che pesa e ci rende più consapevoli  una crisi della quale stiamo, giorno dopo giorno, percependone la profondità. Dunque anche noi giornalisti, volenti o nolenti, siamo chiamati ad un comportamento di maggiore serietà”.

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Dati auditel dei TG di domenica 18 dicembre

Tg1 – ore 13:30 5.082.000 25,23% ore 20:00 5.561.000 21,70%.
Tg2 – ore 13:00 3.588.000 18,94% ore 20:30 2.118.000 7,62%.
Tg3 – ore 14:30 2.172.000 11,28% ore 19:00 2.703.000 13,29%.
Tg5 – ore 13:00 3.315.000 17,24% ore 20:00 4.792.000 18,63%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.116.000 13,56% ore 18:30 1.553.000 8,47%.
Tg4 – ore 11:30 1.098.000 10,92% ore 19:00 984.000 4,88%.
Tg La7 – ore 13:30 1.038.000 5,15% ore 20:00 1.617.000 6,33%.

Fonte:www.tvblog.it
 

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SANZIONI PER CHI SFRUTTA IL LAVORO DEI GIORNALISTI

19 dicembre 2011

 Dal 1 gennaio in vigore la Carta di Firenze 

OSSIGENO – Roma, 19 dic 2011 - Dal primo gennaio entra in vigore la Carta di Firenze, documento deontologico approvato dal Consiglio nazionale dell'Ordine lo scorso 8 novembre a tutela e difesa dei giornalisti precari. Con la nuova Carta, Ordine e Fnsi si impegnano, tra le altre cose, a vigilare ''per un'equa retribuzione a tutti i giornalisti'', dipendenti o autonomi, e affinchè ''venga posto un freno allo sfruttamento e alla precarietà''. Previste sanzioni sia per il direttore della testata, che per i caporedattori, caposervizio ecc, corresponsabili dello sfruttamento del giornalista precario. Le sanzioni vanno dal primo avvertimento alla censura, alla sospensione temporanea fino alla radiazione dall'ordine e sono applicabili anche agli editori se sono giornalisti.

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Alla Camera le doglie della manovra Monti che, comunque, non e’ disperato

17 dicembre 2011

 di Osservatorio TG: I Tg di venerdì 16 dicembre - I Tg rispecchiano una giornata difficile e convulsa  che ha sancito forse la “nascita parlamentare” della politica economica del Governo o, ci auguriamo, solo il varo di un provvedimento di emergenza pieno di lacune e contraddittorio sul fronte della crescita. Di sicuro la manovra Monti ha pochi detrattori, ma ancor meno estimatori. Riemergono, così, gli interrogativi sull’orientamento dei partiti dei diversi ex schieramenti. Tg 3 e Tg La 7 si concentrano sulla divaricazione sempre più netta tra Lega e Pdl, ma riprendono anche la sibillina frase di Bersani sul sostegno a Monti e l’orizzonte delle elezioni. Tg 4 segnala soprattutto la rottura  tra Di Pietro e il Pd. Sostanzialmente equilibrati Tg 5 e Tg 1. Per Tg 2 e TG La 7  “in alto” la risposta di Monti a Berlusconi: “Non sono affatto disperato”. Tg La 7 intervista la deputata legista che ha parlato in aula con la sua tenuta da operaia: dopo  le tante provocazioni scurrili avanzate dal partito di Bossi, i Tg “rispettano” questa iniziativa che è apparsa assolutamente dignitosa.

La giornata della fiducia offusca un atto del Governo di notevole rilevanza : il pacchetto carceri, illustrando il quale la ministra della Giustizia Severino si è detta tutt’altro che contraria ad una eventuale amnistia. Buona la copertura da parte dei Tg, in particolare del Tg 2 che riporta il giudizio di Pannella. Infine, Tg 3 e Tg La 7 evidenziano l’approvazione dell’ordine del giorno trasversale che impegna il Governo ad annullare il Beauty contest e ad indire un’asta per le frequenze televisive. Se son rose, fioriranno.

La liberazione del cooperante di Emergency Azzarà è nei titoli per Tg 3, Tg 2, Tg 1 e Studio Aperto, mentre – per fortuna – il primo incontro tra Erika  De Nardo e il padre, è “solo” su Tg 5 e Studio Aperto.

Alberto Baldazzi

 

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Dati auditel dei TG di giovedì 15 dicembre

Tg1 – ore 13:30 4.172.000 24.04% ore 20:00 5.816.000 22.78%.
Tg2 – ore 13:00 2.731.000 17.86% ore 20:30 2.806.000 10.03%.
Tg3 – ore 14:30 2.078.000 12.90% ore 19:00 2.609.000 13.88%.
Tg5 – ore 13:00 3.522.000 22.57% ore 20:00 5.297.000 20.76%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.197.000 17.96% ore 18:30 1.261.000 8.10%.
Tg4 – ore 11:30 434.000 6.61% ore 19:00 972.000 5.12%.
Tg La7 – ore 13:30 1.091.000 6.28% ore 20:00 3.046.000 11.78%.

Fonte: www.tvblog.it
 

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Federico Orlando: ora Monti apra i troppi ”orti chiusi”*

17 dicembre 2011
17 dicembre 2011 – Ieri mattina, alternando l’ascolto della diretta sul voto di fiducia e uno sguardo al saggio di Bobbio Quale socialismo?, allegato al Corriere della sera, ci rendevamo conto di quanto avesse ragione il filosofo piemontese di sostenere che se il socialismo è difficile la democrazia è ancora più difficile. Tutti i vuoti nella manovra Monti, che ne hanno tarpato le ali e limitato lo slancio verso il risanamento morale oltre che finanziario del paese, ripropongono la fondamentale verità di cui non si parla o scrive. E cioè che il sistema parlamentare, una delle forme possibili della democrazia rappresentativa, la nostra forma,  consente, sì, di prendere deliberazioni collettive attraverso rappresentanti eletti, “ma gli spazi che è riuscito ad occupare in una società articolata e multiforme sono molto pochi rispetto a quelli occupati da organizzazioni in cui le decisioni vengono prese autocraticamente. Si pensi a esercito, fabbrica, chiesa”, o – aggiungiamo – monopoli, oligopoli, corporazioni, lobbie, e altri orti conclusi: nei quali “il potere autocratico è molto più diffuso del potere democratico”. Della nostra società, il sistema parlamentare “occupa soltanto una piccola parte”. E’ per questo che Monti, sostenuto dalla stragrande maggioranza del parlamento, ha ammesso di non aver potuto pensare, nei brevi giorni della manovra, a certe cose che le mancano; e che, più duramente, Passera ha definito “pazzesche” le resistenze di fronte a cui il governo s’ è trovato, quando s’è accostato a spazi corporativi: non solo tassinari e farmacisti. Piccole e grandi bande organizzate, che riescono a tenere a bada  la democrazia, se cerca di condurle sotto una condizione comune: per esempio, la condizione degli altri sessanta milioni di concittadini, chiamati a fare sacrifici per la salvezza di tutti, compresi gli assi portanti della conservazione reazionaria.
Perciò, ferma la nostra solidarietà al governo e alla sua prima manovra di risanamento del debito, l’auspicio è che una seconda manovra, stavolta di sviluppo, possa tener conto dei disertori di oggi. A cominciare dai grandi redditieri, per i quali non c’è stata vera patrimoniale. Dai grandi evasori cosiddetti scudati, che nelle democrazie potenti hanno pagato salatissimi conti alla società e nella nostra debole democrazia se la cavano elemosinandoci qualche centesimo. Dai corrotti – tutti i corrotti, e non solo quelli della casta parlamentare ma di tutte le altre caste, vedi San Raffaele o Finmeccanica – , da imbrigliare almeno con un codice delle incandidabilità. Dai mercanti di cannoni, come si chiamavano una volta e oggi di cacciabombardieri. Dagli ordini professionali, santuari di caste privilegiate e di rapina contro i clienti e contro gli stessi professionisti in lista d’attesa per entrare nel santuario. Da chi non paga l'Ici per diritto divino, chiesa in testa. Dalle nuove frequenze televisive, per le quali ci si aspettava un’asta miliardaria o una tassazione straordinaria a carico di chi se le vedrà invece scivolare nelle fauci come ostriche natalizie.
Qui, sulle frequenze, ci soffermiamo un po', anche in nome di quel principio della libertà di informare e di essere informati che è sacrosanto in tutte le democrazie e addirittura identificato con l’essenza della nazione, come Jefferson disse e volle per l’America. L'amico Giulietti ha chiesto al governo, nel dibattito a Montecitorio, perché si diano contributi diretti, sotto forma di frequenze, ai grandi gruppi, e si taglino in gran parte quelli alle piccole radio, alle piccole televisioni, ai giornali d’opinione: “Emittenti antimafia come Telejato, o Radio Siani, o radio Impastato, o giornali che resistono alla malavita (una delle cause maggiori del nostro disastro anche finanziario), rischiano la chiusura. Per loro non ci sarà contribuzione diretta, mentre per i forti permane. Non è accettabile. Eppure il presidente Napolitano aveva raccomandato di far attenzione a non incidere su un pluralismo già povero e sulla circolazione delle opinioni. Mentre il servizio pubblico è travolto da una crisi che rischia di coinvolgere centinaia di imprese”. Ora il governo ci scuserà se gli ricordiamo che tutte queste cose sono altrettanti “costi della politica”. Che quei costi non debbono essere elusi attraverso la mistificazione, cara ai “poteri forti”, di identificarli ed esaurirli nei costi della classe politica in senso stretto, anzi del parlamento e delle alte istituzioni.
Se fosse vivo Bobbio, credo che identificherebbe le diserzioni di tante aree della società “civile” dal sacrificio comune, con altrettante mine sulla via dello sviluppo della democrazia. Svilupparla – diceva il filosofo – significa estendere la partecipazione dei cittadini alle decisioni collettive prese nelle sedi non parlamentari o non strettamente politiche: gli orti chiusi, appunto, che spesso sono latifondi. Abbiamo esteso il voto a tutti, fino a 18 anni, e su questa strada non si può andar oltre, a meno di voler mettere la scheda in mano ai ragazzini. “Il problema attuale dello sviluppo democratico non può più riguardare il 'chi' vota, ma il 'dove' si vota. E qui le tappe da percorrere sono ancora molte”. Su questo terreno ci giochiamo non il risanamento delle finanze, ma, appunto, la democrazia: tutte le manovre che richiedono sacrifici, nei quali l'”equità” è sempre relativa e lo scontento sempre certo, rischiano di creare per contraccolpo un blocco sociale reazionario, a cui i colpiti forniscono la massa, ma le zone chiuse e privilegiate, quelle dove bobbianamente non arriva la democrazia, forniscono la guida. Così ieri è nato Mussolini e oggi può rinascere Berlusconi. Il quale, definendo il fascismo “una democrazia minore”, si candida a reinterpretarlo. E' una corsa a chi arriva prima. Se Monti con la manovra di sviluppo sfonderà gli orti chiusi, vi porterà e quindi rafforzerà la democrazia. Se non ci riesce, rischiamo un altro regime dei fasci e delle corporazioni. Cosiddetto “minore”.
 
*da Articolo 21. Il grassetto è di nandocan.
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Niente più Beauty contest, il governo farà una nuova asta. E se si realizzasse un “Bus Channel”?

16 dicembre 2011
Roma, 17 dicembre 2011 - Il governo Monti ha accolto l'ordine del giorno della Lega che chiedeva la revoca dell’asta gratuita per la assegnazione delle frequenze. Un documento analogo era stato presentato dal PD e dall'Italia dei Valori. Il governo ha preferito accoglierlo subito, piuttosto che metterlo in votazione, anche perchè sarebbe stato votato da una larga e indedita maggioranza trasversale. I berlusconiani hanno dovuto prendere atto e hanno rinunciato alla battaglia di aula. Cercheranno probabilmente di annullare la portata del voto muovendosi sotto il banco.  Come scrive Giulietti su "Il fatto quotidiano":
 

Frequenze tv, non è finita

“Non dire gatto se non lo hai nel sacco” così recita un antico proverbio, sicuramente non pensato da un animalista. Sarà bene, tuttavia, non festeggiare troppo per l’approvazione degli ordini del giorno sull’asta delle frequenze, sino a quando il ministro Passera non avrà davvero abrogato i vecchi criteri predisposti dall’ex ministro Romani ed indicato il nuovo bando.

Sino ad allora ne vedremo delle belle, faranno di tutto per stravolgere il voto di ieri. Berlusconi farà davvero “disperare Monti“. Cominceranno con l’annunciare il boicottaggio di una eventuale asta onerosa, poi chiederanno aiuto a qualche compiacente autorità di controllo, poi minacceranno esposti e ricorsi, tenteranno la via del rinvio, confideranno persino nelle elezioni anticipate pur di evitare quello che Berlusconi ritiene davvero l’estremo oltraggio. Se il governo terrà e non si piegherà al ricatto sarà davvero un segnale di discontinuità e, questa volta, non faremo certo mancare il nostro sostegno ed il nostro voto di fiducia.

Un ringraziamento infine a quei 130 mila cittadini che hanno raccolto l’appello lanciato dalla associazione Avaaz e da Giulia Innocenzi e che hanno reclamato l’asta onerosa e il riutilizzo di quei soldi nei settori della previdenza e  degli ammortizzatori sociali.

Sino a quando non saranno resi noti i nuovi criteri sarà il caso di non voltare pagina e di mantenere accesi tutti i riflettori politici e possibilmente anche mediatici.

 

E se si realizzasse un "Bus Channel"?, di Raffaele Siniscalchi*
 

Tutta la discussione sulle nuove  frequenze da assegnare si svolge sull’alternativa beauty contest o asta. Tra gli argomenti  a favore del bc (che vedrebbe favorite Rai e Mediaset) è che questa prassi è stata seguita in molti paesi,   che l’asta  sarebbe un flop per mancanza di concorrenti e da essa  non si ricaverebbe nulla e che annullare il bc esporrebbe lo stato alla richiesta di rimborsi per danni da parte dei partecipanti. A favore dell’asta l’argomento forte è l’interesse generale: in tempi di crisi di bilancio pubblico così drammatica non si può rinunciare alla somma, non certo piccola, che si potrebbe ricavare dalla vendita della concessione dell’uso delle frequenze. Inoltre, si fa rilevare, che l’immissione di nuovi operatori  amplierebbe il pluralismo del nostro sistema televisivo.
C’è, tuttavia, un altro aspetto dell’interesse generale che non viene considerato: il come fare a rendere possibile l’accesso alla comunicazione televisiva al maggior numero di soggetti possibile. Prendiamo a esempio Santoro: ha raccolto grazie a  una sottoscrizione pubblica una somma di denaro che gli ha consentito di realizzare una trasmissione di  livello professionale non solo giornalistico ma anche tecnico (la scenografia e le riprese, sia video che audio, erano anch’esse di livello professionale). Per poterla trasmettere ha dovuto mettere insieme una catena di piccole televisioni locali e questo non ha certo favorito l’ascolto che è stato perfino difficile quantificare.
 Se Santoro avesse avuto la possibilità di “affittare” frequenze e mezzi trasmissivi nel giorno prescelto e per il solo segmento di tempo della sua trasmissione non sarebbe stato tutto più semplice?  Quanti produttori  sarebbero interessati a realizzare programmi di generi diversi coprendo, a esempio, mediante la prevendita di spazi pubblicitari, i costi produttivi, e quelli delle  frequenze e dei mezzi trasmissivi?
Questo sarebbe possibile se lo stato stornasse dal fascio di frequenze che intende attribuire, quelle necessarie a realizzare questo “canale-bus” (si sale, si paga il biglietto, alla fine  del proprio viaggio si scende e si lascia il posto a altri).
Forse così si potrebbe dare un serio contributo all’ampliamento degli spazi di pluralismo  con la formazione   di un’ulteriore rete (una rete senza padroni), nutrita di contenuti da soggetti diversi che, con le loro offerte di programmi, concorrerebbero a comporne il palinsesto.
Forse per un obiettivo così varrebbe la pena di rinunciare a una parte degli introiti che l’asta delle frequenze potrebbe portare nelle casse sofferenti dello stato. Considerando però che gli “affitti” pagati per gli spazi di trasmissione sarebbero comunque un introito, sia pure diluito nel tempo, per le casse dello Stato.

Infine: a chi affidare la gestione di questa nuova rete e delle frequenze relative?  Toccherebbe all’AGCOM formulare un regolamento e stabilire il costo  dei segmenti di tempo, diverso a seconda degli orari, e alla Rai la messa a disposizione (naturalmente a pagamento) dei mezzi trasmissivi.
Questa è l’idea, parliamone.

* da articolo 21

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Berlusconi – Mussolini e il ” Bossi ridens”: come in un incubo riemerge nei Tg la vecchia politica

16 dicembre 2011
di Osservatorio TG: I Tg di giovedì 15 dicembre 2011 - Come semplici cittadini ma anche come osservatori  assidui della cosa pubblica non abbiamo alcuna certezza sui destini immediati del Paese, sugli effetti della manovra Monti, sui tassi di iniquità che i più paventano, su quanto durerà la recessione, sulla tenuta dell’eurozona,  e così via cantando.  Ma da osservatori attenti dei Tg siamo al contrario certi della fotografia che da loro emerge questa sera: uno scatto dai contrasti fortissimi: da una parte Monti e Passera  che denuncia i pericoli per l’occupazione, i dati sulla recessione, le querelles sulle lobbies, gli imbarazzi sulla fiducia alla Camera, le dichiarazioni preoccupate di Draghi; dall’altra, il Bossi che irride e snobba l’alleato di sempre, i leghisti che insozzano il Parlamento, ed il Berlusconi redivivo che, giocando “in casa”  con a fianco Vespa, ritorna in sè e sciorina, apprezzandole, le affermazioni di un grande politico democratico: Benito Mussolini. Ma non basta, con il Cavaliere torna in auge la grande tradizione del pensiero liberale: “Il primo partito che riterrà di sfruttare sondaggi positivi manderà a casa Monti”.

Di questo contrasto tra un “nuovo” che non si conosce ed un “vecchio” che sembra riemergere da un passato lontano – che in realtà si è dissolto solo un mese fa – i Tg di serata appaiono specchi fedeli, senza forzature particolari. Solo Mentana, nel suo stile consueto, colorisce la giornata con un “rieccolo” dedicato a Silvio Berlusconi. Tornando ai problemi reali e al dibattito che li accompagna, nel commento abbiamo sentito Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori, l’associazione che sta facendo i conti in tasca agli italiani sugli effetti della manovra Monti.

La tempesta in un bicchier d’acqua delle dimissioni di Mentana ha lasciato il passo al ritorno del sereno, anche se il Direttore non lesina esplicite critiche a chi lo ha – a suo giudizio – insensatamente attaccato.
Ai due opposti segnaliamo buoni approfondimenti di Tg 3 e Tg 5 sulla comunità senegalese vittima della strage razzista, e l’abbinata su Studio Aperto tra una morte per anoressia e la “moda di Natale”: regalarsi un “ritocchino” affidato al bisturi last minute.
Alberto Baldazzi


 Il commento di Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori

(Intervista di Lorenzo Coletta) 

Trefiletti, a poche ore dalla fiducia alla Camera, i consumatori devono aver fiducia nella manovra di Monti?

“Francamente noi siamo molto delusi dalla manovra di Monti, e non sto parlando solamente delle questioni inerenti le liberalizzazioni. Monti – ex commissario europeo alla concorrenza – e di Catricalà – presidente dell’Antitrust – sembra che siano stati battuti dalle lobby della farmaceutica e dei tassisti; insomma, noi ci aspettavamo ben altro. Ma ci aspettavamo ben altro anche per quanto riguarda la manovra in sé. Perché ha tanti elementi di iniquità laddove si va sempre a prendere sui “soliti noti”, e quindi a pagare il riequilibrio dei conti sono le famiglie a reddito fisso, mentre invece la manovra avrebbe dovuto prendere di più dove ci sono i grandi patrimoni, dalle rendite finanziarie, dalla grande battaglia all’evasione fiscale, dagli scudati. Ma quale 5%, o  2%! Avrebbe dovuto essere molto di più! Inoltre qualche delusione l’abbiamo anche sui termini di sviluppo. Non possiamo permetterci di non inserire lo sviluppo nelle varie manovre, altrimenti corriamo il rischio di farne una dietro l’altra solo di riequilibrio dei conti e non ne usciamo più.”

L’inabissamento dei consumi con l’inflazione al 4,2%: c’è qualcosa che non va. Il governo dovrebbe  contrastare la speculazione,  prima di tutto…

“Certamente, siamo in una forte fase di recessione. Finalmente si comincia a dire – il ministro dello Sviluppo Economico Passera l’ha detto molto chiaramente oggi all’assemblea di Confindustria – “Siamo in recessione”. Noi lo diciamo da tempo, ma per ascoltarlo dalla bocca della politica  abbiamo dovuto aspettare mesi; anche quando avvisavamo che c’era una forte riduzione dei consumi, che le famiglie stavano male, l’unica  risposta era che eravamo catastrofisti, ed invece  questa è ed era purtroppo la realtà delle famiglie italiane. Ma è chiaro ed evidente che di fronte ad una recessione e ad una forte riduzione dei consumi non è normale un aumento così incredibile dei prezzi dei prodotti alimentari, dei carburanti. Le leggi dell’economia dicono  che di fronte a una forte riduzione dei consumi si manifesta  una forte riduzione dei prezzi; generalmente le cose vanno così. Invece  assistiamo ad una forte contrazione dei consumi e ad un aumento dei prezzi. C’è qualcosa che non va, anzi ci sono evidenti speculazioni in atto.”


Dati auditel dei TG di mercoledì 14 dicembre

Tg1 - ore 13:30 4.226.000 23,87% ore 20:00 5.656.000 22,05%.
Tg2 – ore 13:00 2.608.000 16,55% ore 20:30 2.768.000 10,00%.
Tg3 – ore 14:30 2.096.000 12,96% ore 19:00 2.837.000 14,80%.
Tg5 – ore 13:00 3.555.000 22,04% ore 20:00 5.250.000 20,52%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.349.000 18,67% ore 18:30 1.481.000 9,52%.
Tg4 – ore 11:30 443.000 6,84% ore 19:00 1.000.000 5,18%.
Tg La7 – ore 13:30 1.128.000 6,35% ore 20:00 2.968.000 11,45%.

Fonte: www.tvblog.it

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Fuori due? I Tg perdono pezzi e ( forse) Direttori.

15 dicembre 2011

  di Osservatorio TG*: I Tg di mercoledì 14 dicembre 2011 - Per la seconda serata consecutiva, il mondo dei Tg diventa esso stesso notizia nelle scalette delle edizioni di prima serata. Ieri la rimozione di Augusto Minzolini dalla direzione del Tg1, oggi  come un fulmine a ciel sereno, le dimissioni di Enrico Mentana dalla guida di Tg la 7. Quest’ultima vicenda, che probabilmente non è da considerarsi conclusa, è stata ripresa da molti e  rappresentata dallo stesso Mentana nell’anticipazione del suo Tg ed anche al suo interno. Il direttore ha parlato di un contrasto sulle procedure sindacali interne e di una inaccettabile denuncia penale nei suoi confronti. Titoli anche per Tg 5, Tg 4 e Tg3, servizi per Studio Aperto e Tg 2, notizia da studio per TG 1. Mentana ha voluto precisare che comunque vada a finire  la vicenda, se non recederà dalle dimissioni,  non c’è nessuna nuova poltrona ad attenderlo, meno che mai quella che fu di Minzolini.
Tra i commenti segnaliamo la solidarietà a Mentana da parte di Vittorio Feltri che, dialogando con il direttore del Tg 4 Fede, attacca le consuetudini e le procedure sindacali nel comparto giornalistico. E quando Fede ha detto che la sua redazione non lo aveva mai attaccato così direttamente, Feltri ha risposto sornione: “Si vede che i tuoi li hai allevati bene”. Giornalisti come “polli da allevamento”?
Sulla manovra Monti le diverse testate riportano la cronaca di una giornata complessa che precede di poche ore il voto di fiducia alla Camera. A mezza edizione Tg 1 e Tg La 7 e Tg 2 fanno in tempo a segnalare una dichiarazione di Silvio Berlusconi che alla festa del Milan, in maniera inattesa, ha espresso  dubbi sul voto del Pdl. Staremo a vedere. Mentre il Tg3 e il il Tg1 segnalano la “frenatina” di Bersani sul capitolo liberalizzazioni.
Quasi tutte le testate sono ritornate sulla strage dei senegalesi a Firenze, proponendo approfondimenti e servizi di buona fattura; una sorta di presa di coscienza generale da parte dell’informazione  dei pericoli della diffusione di ideologie e atteggiamenti razzisti e xenofobi che, come afferma Tg 1 riportando i dati di un’indagine, contagerebbero il 45% degli italiani.
Concludiamo con una efficace  diretta, una volta tanto,  del Tg 4 da Napoli, dalla storica via dei Presepi, San Gregorio Armeno che ha ripreso dei veri e propri piccoli capolavori, che parlano  attraverso  i volti e le gergalità dell’attualità politica. Nelle natività di quest’anno: i tre re magi sono Mario Monti, Angela Merkel e Sarkozy.

Lorenzo Coletta

 

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Dati auditel dei TG  di martedì 13 dicembre

Tg1 – ore 13:30 4.079.000 23,93% ore 20:00 5.912.000 23,20%.
Tg2 – ore 13:00 2.586.000 17,13% ore 20:30 2.710.000 10,01%.
Tg3 – ore 14:30 2.074.000 13,13% ore 19:00 3.051.000 16,24%.
Tg5 – ore 13:00 3.326.000 21,56% ore 20:00 5.489.000 21,65%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.031.000 17,17% ore 18:30 1.156.000 7,67%.
Tg4 – ore 11:30 398.000 6,67% ore 19:00 962.000 5,02%.
Tg La7 – ore 13:30 949.000 5,55% ore 20:00 2.475.000 9,67%.

Fonte: www.tvblog.it
 

*(L'Osservatorio è realizzato in forma ridotta per le questioni tecniche legate al passaggio del server di Articolo21.Liberidi.)

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Lega e Radicali salvano Cosentino

14 dicembre 2011

  Mo. Ma,   12 gennaio 2012, 16:19

Lega e Radicali salvano Cosentino     

L'Aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario indagato per legami con la camorra. 309 i voti contro l'arresto, 298 quelli favorevoli. Decisivi i no dei 6 Radicali. Berlusconi soddisfatto: "Decisione giusta". Prima del voto Cosentino ha affermato che si sarebbe comunque dimesso da coordinatore campano del Pdl

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TORNA L’ICI. ANCHE PER LA CHIESA CATTOLICA?

13 dicembre 2011

36411. ROMA-ADISTA. «L’esenzione dall’Ici delle abitazioni principali costituisce una peculiarità, se non vogliamo chiamarla anomalia, del nostro ordinamento tributario»; rispetto agli altri Paesi europei, «l’Italia è caratterizzata da un’imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa», per cui «intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare». Non ha usato giri di parole il neo-premier Mario Monti quando, lo scorso 17 novembre, ha chiesto, e ottenuto, la fiducia al Senato: tornerà l’Ici anche sulla prima casa – sebbene, forse, si chiamerà in maniera diversa – e presumibilmente verranno innalzati i valori catastali delle abitazioni oppure direttamente le aliquote.

500 milioni all’anno di tasse non pagate

Una misura necessaria, sostengono i ministri del governo “tecnico”, per tenere sotto controllo il bilancio dello Stato e per dare un po’ di ossigeno alle casse dei Comuni che, dall’abolizione dell’Ici, sono stati i più colpiti, con il conseguente taglio dei servizi sociali. E chissà se stavolta, dopo un ventennio di esenzioni, a pagare l’imposta saranno anche gli enti ecclesiastici proprietari di immobili: si potrebbero recuperare almeno 500 milioni di euro all’anno di tasse non versate, secondo le prudenziali stime dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani). Il gruppo Re (Società per azioni fondata nel 1984 da Vincenzo Pugliesi e Francesco Alemani Molteni che offre consulenza e servizi immobiliari, finanziari e gestionali soprattutto agli organismi della Chiesa italiana) ha infatti calcolato che la Chiesa – attraverso una miriade di enti, confraternite, istituti religiosi, capitoli e diocesi – è padrona del 20% del patrimonio immobiliare italiano (v. Adista n. 39/07). Solo a Roma, dove maggiore è la presenza ecclesiastica, il radicale Maurizio Turco ha contato oltre 23mila immobili di proprietà di 2mila enti ecclesiastici, alcuni creati ad hoc per mimetizzarli meglio: “Propaganda Fide” (ovvero la Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli), per fare un unico esempio, utilizza 48 diverse denominazioni sociali – tutte però con lo stesso codice fiscale – per “mascherare” le sue proprietà e dare meno nell’occhio.

Leggi da ADISTA "Storia di un'esenzione ventennale (luca kocci)

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Campagna “Prima che il collegato ci spunti le armi, ricambiamo il favore”

13 dicembre 2011

 

Dal sito della rete giornalisti precari, un avviso importante per i colleghi con il contratto in scadenza

     
 
di Erasmo – Lunedì 12 Dicembre 2011 00:00

Cari colleghi,

Vi ricordate il tristemente noto "collegato lavoro"?

Approvata un anno fa dalle Camere, è una norma che di fatto rende impossibile l’impugnazione dei contratti atipici da parte dei precari, perché fissa tempi strettissimi per farlo: una volta scaduto il contratto, se non lo si impugna entro 60 giorni addio ai diritti e al risarcimento.

Sapete benissimo che molti di noi lavorano, consapevolmente o meno, in una situazione di "illegalità": contratti a progetto senza progetto, obbligo di andare in ufficio, sottoposizione al potere disciplinare dei "superiori" (ma noi non siamo dipendenti!), e chi più ne ha più ne metta… In assenza di seri controlli da parte delle autorità pubbliche preposte, accettare questa situazione sembrerebbe l'unica via per tirare a campare nel nostro settore… Ma se a un certo punto i sacrifici che ci vengono imposti diventano insostenibili? E se poi – come spesso accade – l'azienda che ci ha sfruttato per bene ha anche l'impudenza di scaricarci?

Ecco, in quel caso alle imprese che ci maltrattano dovremmo ricambiare il favore. Tecnicamente sarebbe possibile farlo, impugnando i contratti che abbiamo dovuto subire, cioè contestandone la regolarità in sede legale e chiedendo il dovuto risarcimento al datore di lavoro.

Ma con l'entrata in vigore del collegato lavoro tutto si complica. Quante volte abbiamo pensato "Certo, il contratto è scaduto e loro sono stati degli stronzi, ma magari tra qualche settimana un lavoretto me lo ridanno…"? E mancheranno 30 giorni alla scadenza dei 60… E poi: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non me lo rinnovano non posso più impugnarlo…”. E intanto i 30 giorni saranno diventati 15…

Sappiate, però, che il collegato lavoro è stato congelato fino al 31/12/2011.

Ciò significa che se nei mesi o negli anni scorsi avete avuto a che fare con qualche azienda che "si è approfittata" della vostra disponibilità, ma il rapporto di lavoro è terminato, oppure non avete intenzione di prolungarlo ulteriormente,  fino al 31/12 siete ancora in tempo per far valutare la regolarità del contratto ed eventualmente reclamare giustizia!

Fatelo: non lasciate che le aziende scorrette continuino a restare impunite! Cambiare le cose è possibile anche se facciamo capire che non siamo più disposti a fargliela passare sempre liscia!

Siamo a vostra disposizione per orientarvi e darvi una mano attivando i nostri contatti: se volete, scriveteci a  redazione@rerepre.org Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

… E date notizia a quanti più colleghi possibile di quanto sopra…

Grazie a nome di tutti i lavoratori editoriali precari!

Il gruppo di coordinamento della Rete dei Redattori Precari

 

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Mario Monti riformi l’economia ma non tocchi il giornalismo

10 dicembre 2011

 Che cosa può attendersi il giornalismo italiano dalla politica del governo Monti? Nel programma di liberalizzazioni ci sarà  anche il nostro Ordine professionale? A chi verrà affidata in tal caso la funzione disciplinare? I giornalisti italiani, più della metà dei quali lavorano oggi in assenza di garanzie,  saranno più autonomi o ancora più ricattabili da parte degli editori?  Vittorio Roidi,  presidente di "Giornalismo e democrazia", associazione che ho contribuito a fondare insieme all'omonimo sito web,  si pone nell'articolo che segue queste domande. Non un segnale d'allarme, ma un invito alla politica a riflettere seriamente che anch'io condivido (nandocan).

di Vittorio Roidi, 10 Dicembre 2011 –  Preoccupati, ma niente di più. Così appaiono i rappresentanti della categoria di fronte alle notizie che arrivano da palazzo Chigi e dal Parlamento. Ma la casa comincia bruciare: stanno infatti per essere approvate norme che, in pratica, taglieranno le gambe all’Ordine dei giornalisti, privandolo della funzione disciplinare che le venne assegnata più di 60 anni fa. Norme nuove, che faranno traballare tutto l’impianto su cui è costruita la categoria. Come si reggerebbe l’Inpgi se scomparisse l’obbligo di iscriversi all’Ordine?

Il quadro si è fatto più inquietante nel momento in cui Mario Monti ha messo sulla sedia di Sottosegretario per l’Editoria il dott. Carlo Malinconico. Ottima persona. Un esperto dei problemi del giornalismo stampato. Ma pur sempre l’uomo che fino alla settimana scorsa svolgeva le funzioni di presidente della Fieg, la federazione degli editori, vale a dire di quelle aziende che hanno svilito la professione, hanno lucrato sul precariato e sullo sfruttamento dei giovani, hanno spesso già sfruttato l’Inpgi attraverso la creazione di stati di crisi che costringevano in cassa integrazione o in pensione anticipata migliaia di colleghi (e di poligrafici).

L’idea di mandare alla deriva gli Ordini professionali, già più volte avanzata, ha oggi nuovi sostenitori, se si pensa che è diventato Sottosegretario della Presidenza del Consiglio quell’Antonio Catricalà che fino a ieri, dalla poltrona di Autorità e Garante per la Concorrenza, ha spinto affinché anche l’Italia recepisca le richieste dell’Unione europea, che intende liberalizzare tutti gli Ordini. E la categoria dei giornalisti viene trattata alla stregua delle altre, dimenticando che il suo Ordine costituisce il primo baluardo che proprio il Parlamento intese creare a difesa dell’autonomia dell’attività giornalistica. Non una corporazione, pensò Guido Gonella, ma un muro di protezione di fronte alle aggressioni e alle influenze dei poteri forti.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine, l’assise composta dai giornalisti eletti in tutta Italia ha detto in una nota: “L’Odg è consapevole delle pressioni che arrivano dall’Europa, in tema di liberalizzazione delle professioni, ma è preoccupato che una materia così delicata venga affrontata senza valutare pienamente il ruolo di garanzia deontologica rappresentato dall’Ordine”. Una posizione debole se si pensa che proprio la funzione deontologica (le sanzioni a chi trasgredisce le regole deontologiche) sta per essere tolta all’Ordine. Poco incisivi appaiono anche i primi interventi da parte della Federazione della Stampa, che pure ha subito chiesto un incontro con Carlo Malinconico, suo interlocutore in tante trattative e discussioni sindacali.

Il governo diretto da Mario Monti sta per prendere misure per combattere l’emergenza economica. Chiederà al Parlamento un voto per salvare l’Italia dalla recessione e dall’aggressione delle speculazione. Lo otterrà, per fortuna, un po’ per il senso di responsabilità che sembra caratterizzare quasi tutte le formazioni politiche, ma un po’ grazie al fatto che esso non risponderà di questi suoi atti. I componenti di questo governo non dovranno infatti sottoporsi al giudizio degli elettori. Qui sta l’eccezionalità della situazione in cui ci troviamo. Essi infileranno nei propri decreti urgenti anche provvedimenti che nulla hanno a che fare con il disastro del debito pubblico? Uno di questi potrebbe provocare la rivoluzione dell’organizzazione del giornalismo?

Non ci sono risposte certe. Ma è sicuro che l’esercizio della funzione informativa è materia sulla quale il Parlamento ha il diritto e il dovere di riflettere. Lo faccia, se non altro per rispetto a quegli uomini (un nome solo: Aldo Moro) che sessanta anni fa studiarono a lungo il problema.

Sbaglia chi crede che in questo campo si possa agire con noncuranza  e approssimazione. Prima di decidere qualsiasi cosa la classe dirigente del paese (sia i politici, sia i tecnici) deve rispondere ad un quesito. Questo: è necessaria, è utile la professione giornalistica? O se ne può fare a meno? Già oggi chiunque può scrivere su un giornale. Ci sono migliaia di firme, tutti i giorni, di persone prive di qualsiasi tessera. Ma si vuole che esista, in Italia, la professione, accanto ad altre modalità e forme in cui il giornalismo può essere praticato? Sì o no?

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Il “televoto dei TG”: Cameron nominato, Merkel si salva

10 dicembre 2011

 di Osservatorio TG: I Tg di venerdì 9 dicembre 2011 – Sono riusciti i Tg di prime time  a capire e, conseguentemente, spiegare cosa è successo al vertice di Bruxelles? Di sicuro una cosa l’hanno capita e, solo in parte spiegata: il “cattivo” non è più il cancelliere tedesco,  ma il premier britannico, con la mancata stretta di mano tra Sarkozy e Cameron, la Gran Bretagna che “si sfila”, il sostegno egoista agli interessi speculativi della City. La perfida Albione prende il posto della BisMerkel nelle invettive della politica e nella proposta dei Tg. Se si passa alle spiegazioni, i complimenti vanno al Tg La 7 e Tg 3: molto lo spazio, buono il tentativo di approfondire il ruolo particolare dell’Isola nell’ultimo decennio. Bianca Berlinguer è aiutata dall’ospite Romano Prodi, il quale ribadisce che già alla fine degli anni ’90 il freno allo sviluppo dell’Europa economica e monetaria era rappresentato proprio dalla Gran Bretagna. Sulla valutazione complessiva per il futuro dell’area euro, Mentana parla delle stelle della bandiera europea che oggi tornano a splendere, anche se la luce che emettono è alquanto fioca. Oltre al giudizio positivo di Prodi sul Tg 3, per tutti gli altri valgono le dichiarazioni moderatamente soddisfatte di Monti in conferenza stampa e, soprattutto, l’ok dal “più amato degli italiani”, il Presidente Napolitano.

Per il terzo giorno consecutivo, tutti i Tg riprendono la vicenda dell’arresto del boss Zagaria, anche perché la “storia” della cattura assomiglia ad un’ avvincente trama di fiction, che stasera si arricchisce sul Tg 2 delle immagini del drone-spia abbattuto, per errore, dai fuochi d’artificio per la festa della Madonna a Casal di Principe.

L’attentato con il pacco bomba alla sede romana di Equitalia è impaginato alto  su Tg 1, Studio Aperto, Tg 4 e Tg 5, ma presente per tutti. Emilio Fede tenta un’arrischiata manovra di collegamento tra i colpiti dalla manovra Monti e gli anarchici della Fai. Berlusconi in tribunale a Milano – una volta tanto come parte lesa -  è ripreso da Tg La7, che parla di “tentativo di bagno di folla”, mentre per Tg 4 e Studio Aperto si è trattato di un bagno di folla doc. La rivolta al carcere di Ancona non compare su Tg 3 e Tg la 7 e Tg2, mentre ne parlano Tg 1, Tg 5 e Studio Aperto.

Una volta tanto un complimento per un servizio di cronaca “sui generis” dal Tg 1 che però, questa volta, non ha inventato niente e non ha scomodato vip o pseudo tendenze inventate. Si tratta della anziana signora che ha lasciato 10 milioni di euro al suo gatto nero e a chi se ne occuperà. Dimenticavamo: presente anche su Studio Aperto!

Alberto Baldazzi

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Dati Auditel di giovedì 8 dicembre 2011

Tg1 – ore 13:30 4.132.000 21,90% ore 20:00 5.558.000 22,89%.
Tg2 – ore 13:00 2.843.000 16,31% ore 20:30 2.581.000 10,15%.
Tg3 – ore 14:30 2.356.000 14,29% ore 19:00 2.787.000 15,08%.
Tg5 – ore 13:00 3.628.000 20,45% ore 20:00 4.881.000 20,17%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.454.000 17,73% ore 18:30 1.545.000 9,63%.
Tg4 – ore 11:30 508.000 5,70% ore 19:00 1.179.000 6,39%.
Tg La7 – ore 13:30 1.231.000 6,55% ore 20:00 2.165.000 8,87%.

Fonte: www.tvblog.it
 

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La “vittoria dello Stato” ed il boss sconfitto scalano la vetta dei Tg

8 dicembre 2011
di Osservatorio TG: I Tg di mercoledì 7 dicembre - L’arresto del capo dei Casalesi si impone nella gerarchia dei Tg, occupando l’apertura su Tg 1, Tg 2, Tg 5 e Studio Aperto; Tg la 7 ospita in diretta Roberto Saviano e preannuncia uno speciale di “Bersaglio mobile”; più limitato lo spazio per Tg3, che apre sulla ritrovata unità dei sindacati per lo sciopero contro la manovra Monti. Gli elementi anche “scenici” che hanno caratterizzato il blitz delle forze dell’ordine, con il dialogo attraverso il muro del bunker, le immagini di entusiasmo di poliziotti e magistrati, hanno certamente invogliato le diverse testate a realizzare coperture ampie ed efficaci. A proposito di Saviano, stasera Emilio Fede ci ha regalato un’ulteriore, folklorisistica invettiva contro la “fama immeritata” dello scrittore. Va segnalato, da Tg La 7 e Tg 2, il commento in parte amaro del Procuratore  Piero Grasso, che ha invitato, ora, a scoprire e punire gli ingegneri e i tecnici che hanno costruito il bunker per Michele Zagaria, lamentando l’omertà diffusa e l’intreccio di interessi illegali nel territorio di Gomorra. Nel commento abbiamo parlato con Lorenzo Diana, Coordinatore nazionale della rete per la legalità, che da sempre chiede un’attenzione  più costante e meno rapsodica al cancro della criminalità organizzata, da parte dei media e delle istituzioni.
La crisi e la manovra sono l’apertura per Tg la 7 e Tg 3; quest’ultimo privilegia la ritrovata compattezza dei maggiori sindacati, mentre Mentana scalda i motori sulla due giorni di vertice europeo, per la quale non tira una buona aria. Le possibili e, a questo punto, probabili , modifiche sull’indicizzazione delle pensioni sono ricercate in maniera bipartisan dalla politica, e riprese in maniera bipartisan dai Tg.
Tg 1 propone un decente  servizio sull’area del “sociale”: gli adolescenti sempre on line ed i rischi che ne derivano. Quasi pentito, subito dopo ci introduce nel clima di austerity in Gran Bretagna, che avrebbe costretto la  Principessa Kate ad acquistare un vestito in un grande magazzino, spendendo solo 66 sterline. Altro che pensioni non indicizzate, A che punto siamo arrivati!
Luca Fargione

 


 

Il Commento di Lorenzo Diana, Coordinatore nazionale de “La Rete per la Legalità”
        

(Intervista di Alberto Baldazzi)

 
Lorenzo Diana, una volta tanto i Tg si sono occupati oggi,  anche inseguendo la logica della “fiction” con l’arresto spettacolare nel cunicolo, di un’importante operazione contro la criminalità organizzata. Però questo avviene una volta ogni tanto. L’impegno dell’informazione nel rappresentare che cos’è la criminalità organizzata, soprattutto in certi territori, ma – sappiamo bene – non solo al sud, è abbastanza latitante …

“L’informazione deve essere seria e dare conto della la realtà. Giovanni Falcone definiva la mafia un “fenomeno umano, con un inizio e una fine, ma un problema serio e grave”. La mafia non appare quotidianamente come un problema serio e grave nella rappresentazione quotidiana che viene fatta dall’informazione. L’informazione, se accende i riflettori, ci aiuta a risolvere questo problema serio e grave. Per questo oggi otteniamo un risultato anche grazie ai riflettori accesi con l’informazione, con il successo di “Gomorra” di Roberto Saviano. L’informazione può dare un grande contributo alla crescita di civiltà e territori che sono sotto l’oppressione mafiosa.”

Il precedente governo si era caratterizzato anche con alcune presenze “inquietanti”, come quella di Cosentino – nome che riemerge in prima pagina in questi giorni e in queste ore. Il nuovo governo è fatto di persone sicuramente tutte per bene, però noi abbiamo notato che, nel momento del suo insediamento, Monti nel suo programma non ha fatto riferimento alla lotta contro la criminalità organizzata, ma può essere stata solo una dimenticanza. Cosa c’è da aspettarsi da questo governo nelle sue azioni? E poi un’ultima battuta su chi rivendica i meriti: e se lo facesse oggi il neo ministro Cancellieri, come lo faceva prima Maroni, cosa ci direbbe Lorenzo Diana?

“Se lo facesse l’attuale ministro sorriderei, come sorridevo prima quando si attribuì i meriti il ministro Maroni. Perché questo è un lavoro encomiabile e paziente di servitori dello Stato- magistrati, poliziotti e carabinieri – che oggi raggiungono uno straordinario successo; ma noi abbiamo bisogno di dare costanza e ordinarietà all’impegno delle istituzioni contro le mafie. Per questo dal governo Monti io mi aspetterei che sia aggiunta tra le priorità dell’agenda di governo la lotta alle mafie. Non averlo citato da parte di Monti è un fatto grave, non può essere una dimenticanza e se fosse stata una dimenticanza sarebbe altrettanto grave. Non può bastare passare dal fastidio contro la giurisdizione e le leggi, che si notava nel governo Berlusconi,  al silenzio totale. Abbiamo bisogno di passare dal “fastidio” contro le leggi, dall’attacco e dalla polemica contro i magistrati ad una dichiarata guerra alle mafie. Anche perché questa è una riforma che non costa, che aiuta a liberare i territori e il Mezzogiorno, che rende il paese più moderno. Come si può pensare di rendere il paese più competitivo senza liberarlo dalle mafie? Questo io mi aspetto da Monti, se vuole essere un governo serio.”

 


Dati Auditel dei TG di martedì 6 dicembre

 

Tg1 – ore 13:30 4.156.000 23,76% ore 20:00 5.786.000 22,11%.
Tg2 – ore 13:00 2.706.000 17,41% ore 20:30 2.294.000 8,12%.
Tg3 – ore 14:30 1.960.000 12,52% ore 19:00 3.005.000 16,05%.
Tg5 – ore 13:00 3.346.000 21,10% ore 20:00 5.289.000 20,29%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.230.000 18,31% ore 18:30 1.041.000 6,88%.
Tg4 – ore 11:30 593.000 9,21% ore 19:00 1.145.000 6,01%.
Tg La7 – ore 13:30 1.039.000 5,92% ore 20:00 2.490.000 9,47%.

Fonte: www.tvblog.it

 

 

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